28 Novembre 2013

L'Ucraina, la Russia e il problema Nato

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Il presidente ucraino Viktor Yanukovich

Sul Corriere della Sera del 28 novembre, Sergio Romano si sofferma sulla controversia che sta lacerando l’Ucraina, contesa tra Unione europea e Russia. L’Ue accusa Vladimir Putin di usare «metodi autoritari» per legare alla Russia l’ex repubblica sovietica, ma secondo Romano, «prima di lanciare accuse, sarebbe meglio tenere conto di almeno due fattori». Ovvero che la Russia ha legami più profondi con l’Ucraina che con le altre repubbliche ex sovietiche, dal momento che «l’Ucraina è la patria culturale della Russia, il luogo in cui affondano le sue radici religiose. Per più di trecento anni ha fatto parte dello Stato russo. Le sue province orientali sono abitate da circa otto milioni di persone che parlano russo. E la Crimea, popolata pressoché interamente da russi e tatari, è ucraina soltanto perché fu donata a Kiev da Krusciov per celebrare il trentesimo anniversario dell’unione russo-ucraina […]. Converrebbe poi ricordare che tutto si può rimproverare alla dirigenza russa fuorché i sentimenti con cui ha assistito all’ingresso delle tre repubbliche baltiche nella Nato e al tentativo di completare l’accerchiamento, qualche anno fa, offrendo la stessa ospitalità a Ucraina e Georgia. Putin non lo ha dimenticato e non lo dimenticherebbe verosimilmente, chiunque prendesse il suo posto». Per Romano, quindi, occorrerebbe percorrere la strada di un negoziato a tre, tra Russia, Ue e Ucraina, garantendo a Putin che l’Ucraina non aderirà alla Nato. «Non sarà facile – conclude Romano – ma è sempre meglio che litigare con Mosca per una ragione sbagliata».