21 Novembre 2013

Papa: Medio Oriente, "quanto resta della notte?"

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«La memorabile assise del Vaticano II ebbe anche il merito di ricordare esplicitamente come nelle antiche liturgie delle Chiese Orientali, nella loro teologia, spiritualità e disciplina canonica «risplende la tradizione che deriva dagli apostoli attraverso i padri e che costituisce parte del patrimonio divinamente rivelato e indiviso della Chiesa universale». Così il Papa ai partecipanti della Plenaria della Congregazione per le Chiese orientali il 21 novembre.

Ha quindi accennato a quanto ascoltato dalla viva voce dei patriarchi, rallegrandosi della «rifiorita vitalità» delle Chiese che hanno sofferto sotto il comunismo, del «dinamismo missionario» delle Chiese indiane, «che si rifanno alla predicazione dell’apostolo Tommaso», per poi lodare la «perseveranza» delle comunità del Medio Oriente, «non di rado nella condizione di “piccolo gregge”, in ambienti segnati da ostilità, conflitti e anche persecuzioni nascoste».

E ha proseguito: «Il mio pensiero si rivolge in modo speciale alla terra benedetta in cui Cristo è vissuto, morto e risorto. In essa – l’ho avvertito anche oggi dalla voce dei Patriarchi presenti – la luce della fede non si è spenta, anzi risplende vivace. È “la luce dell’Oriente” che “ha illuminato la Chiesa universale, sin da quando è apparso su di noi un sole che sorge (Lc 1,78), Gesù Cristo, nostro Signore” (Lett. ap.Orientale Lumen, 1). Ogni cattolico ha perciò un debito di riconoscenza verso le Chiese che vivono in quella regione. Da esse possiamo, fra l’altro, imparare la pazienza e la perseveranza dell’esercizio quotidiano talvolta segnato dalla fatica, dello spirito ecumenico e del dialogo interreligioso. Il contesto geografico, storico e culturale in cui esse vivono da secoli, infatti, le ha rese interlocutori naturali di numerose altre confessioni cristiane e di altre religioni».

Ha quindi espresso «grande preoccupazione» per le condizioni di vita dei cristiani in quelle regioni, in particolare per quanto avviene in Siria, in Iraq, in Egitto e altre regioni della Terra Santa, che «talora grondano lacrime».

E ha lanciato un «appello a che sia rispettato il diritto di tutti ad una vita dignitosa e a professare liberamente la propria fede. Non ci rassegniamo a pensare il Medio Oriente senza i cristiani, che da duemila anni vi confessano il nome di Gesù, inseriti quali cittadini a pieno titolo nella vita sociale, culturale e religiosa delle nazioni a cui appartengono».

E ha concluso: «Il dolore dei più piccoli e dei più deboli, col silenzio delle vittime, pongono una domanda insistente: “Quanto resta della notte?” (Is21,11). Continuiamo a vigilare, come la sentinella biblica, sicuri che il Signore non ci farà mancare il suo aiuto. Mi rivolgo, perciò, a tutta la Chiesa per esortare alla preghiera, che sa ottenere dal cuore misericordioso di Dio la riconciliazione e la pace. La preghiera disarma l’insipienza e genera dialogo là dove il conflitto è aperto. Se sarà sincera e perseverante, renderà la nostra voce mite e ferma, capace di farsi ascoltare anche dai responsabili delle nazioni».