20 Novembre 2013

Beirut, kamikaze contro l'ambasciata iraniana

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Il Libano è ancora una volta vittima sacrificale di conflitti altrui. Vaso di coccio tra vasi di ferro, il Paese dei cedri è da sempre territorio nel quale tracimano le guerre che insanguinano i Paesi limitrofi. Ieri il terrorismo internazionale ha colpito l’ambasciata iraniana a Beirut: 23 le vittime accertate di un attentato kamikaze.

L’Iran punta il dito contro «Israele e i suoi mercenari» (nel caso specifico al Qaeda), ma anche verso i petrodollari delle monarchie saudite che finanziano le forze anti-Assad nella confinante Siria. E proprio il conflitto siriano sembra essere stato il motivo di questa escalation terroristica, dal momento che Teheran appoggia il governo di Damasco, avversato da Al Qaeda. Ma il colpo messo a segno dall’Agenzia del terrore sembra mirare anche ad alzare la tensione in un momento in cui l’Iran e l’Occidente stanno cercando faticosamente di trovare vie di distensione. Oggi inizia un nuovo vertice a Ginevra che vedrà la delegazione iraniana, rappresentata dal ministro degli Esteri Mohamad Zarif, incontrarsi con il cosiddetto gruppo dei 5 + 1 (Usa, Russia, Cina, Germania, Gran Bretagna, Francia) per trovare un accordo sull’annosa questione del nucleare iraniano. Così che la bomba all’ambasciata iraniana di Beirut appare anche un segnale in questo senso: Al Qaeda non intende permettere che la controversia abbia fine e alza il livello dello scontro. Nella speranza che la tensione rafforzi le posizioni di quanti in Iran sono contrari al tentativo di pacificazione intrapreso da Rohani. Il tentativo è banale: fare in modo che la mano tesa dal nuovo presidente iraniano all’Occidente sia vista come inutile gesto rivolto a un nemico irriducibile che finanzia le forze oscure che attentano alla stabilità dell’Iran. Peggio, un tradimento nei confronti del Paese.

Ironia della sorte: per anni diverse fonti di intelligence, puntualmente riportate dai media, hanno tentato di accostare il terrorismo internazionale made Al Qaeda a Teheran. L’attentato di ieri mostra palesemente che i finanziatori e i sostenitori del network terroristico vanno cercati altrove.