19 Novembre 2013

Il potere di Lotta Continua

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Un articolo del Corriere della Sera del 19 novembre, a firma Riccardo Puglisi (titolo: La gerontocrazia dei sessantottini), spiega come, secondo un’indagine di Bankitalia, «il reddito medio di coloro che nel 2010 avevano tra i 55 e i 64 anni è cresciuto sensibilmente di più rispetto a quello di altre generazioni, e in particolare rispetto a quella dei loro figli […]. Utilizzando un po’ di matematica di alto livello, si arriva rapidamente a concludere che questa generazione economicamente fortunata aveva nel 1968 un’età compresa tra i 13 e i 22 anni, cioè un’età tale da poter partecipare o assistere molto da vicino alle proteste e alle manifestazioni universitarie studentesche [che durano per tutti gli anni ’70 ndr.]». Puglisi specifica doverosamente che non tutti i giovani di allora partecipavano o aderivano alle proteste, ma che comunque è stata vasta l’influenza del movimento di opinione che ha «portato in alto il vessillo dei diritti a tutti i costi e dell’egualianza dei punti di arrivo».

Prosegue l’articolo: «Andando nello specifico è interessante vedere come molti degli esponenti di punta dei principali movimenti extraparlamentari dell’epoca – da Lotta Continua ai Marxisti leninisti a Potere operaio – abbiano velocemente acquistato posizioni di potere in settori diversi, con una particolare predilezione per la politica, i media, la cultura e l’università. Inizialmente l’acquisizione del potere sembrava necessaria per “fare la rivoluzione”; una rivoluzione non pervenuta. Tutt’altro: in una società in cui  la concorrenza sembra una brutta bestia che crea disordine e rovescia posizioni in maniera indebita, è il fatto stesso di detenere il potere in settori protetti che ha permesso invece di tramutare questo potere in un vantaggio economico permanente, cioè in un reddito più elevato».

Alcune tesi sostenute da Puglisi appaiono contestabili e non tengono conto di fattori diversi, nondimeno l’articolo contiene spunti interessanti.

Una contestazione, tra le altre possibili, balza agli occhi: se è vero che il ’68 non ha conseguito la rivoluzione, è vero pure che ha attivato mutamenti epocali per l’Italia: antropologici, politici, sociali. Forse anche questo spiega perché tanti protagonisti dell’epoca sono oggi detentori di potere.