14 Novembre 2013

Ue addio, l'Ucraina sceglie la Russia e la Tymoshenko resta in carcere

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L’Ucraina si allontana dall’Europa e resta legata alla Russia. Da tempo la Ue aveva teso la mano alla repubblica che un tempo era parte della sfera di influenza sovietica. Da quando la rivoluzione arancione aveva cambiato tutto, scacciando una classe dirigente e mettendo al suo posto uomini e donne nuovi, con aspirazioni filo-occidentali. Tanti anni sono passati da allora, e quegli uomini nuovi sono stati sconfitti alle elezioni, lasciando il campo a uomini vecchi (tra questi, Viktor Yanukovich, nuovo presidente che vanta antichi legami con la Russia). Eppure, nonostante tutto, le sirene occidentali avevano ancora il loro effetto a Kiev, tanto che negli ultimi mesi sembrava che il Paese dovesse fare il grande salto, abbandonare gli antichi legami per gettarsi in braccio all’Unione europea. E ieri il Parlamento era chiamato a ratificare il primo passo di questa rivoluzione copernicana, ma così non è stato: nessuna adesione, tutto rimandato sine die, forse a mai più. Il Parlamento, come da richiesta della Ue, doveva anche liberare Julia Timoschenko, leader politico al momento in carcere per diversi reati, ma l’argomento non è stato nemmeno toccato.

La svolta è dovuta a un fattore banale: i soldi. L’adesione alla Ue era vista come una panacea per i problemi economici in cui versa il Paese, ma evidentemente i benefici economici che lo stesso ottiene dai legami con la Russia superano quelli offerti dall’Europa. Da tempo, infatti, l’Ucraina gode di benefici fiscali nei suoi scambi commerciali con la Russia, partner fondamentale delle imprese ucraine, oltre a sconti su petrolio e gas. Benefici che un eventuale voltafaccia rischiava, ovviamente, di vanificare, come era stato denunciato anche in un documento allarmato inviato al Parlamento dalle maggiori imprese nazionali.

Il giorno precedente la seduta parlamentare, Yanukovich si era recato a Mosca, da Vladimir Putin, ed era riuscito a spuntare ulteriori aiuti, chiudendo la controversia. Resta la vaga sensazione che il presidente ucraino abbia giocato al rialzo, riuscendo a sfruttare al massimo il vantaggio di questa contesa tra Europa e Russia. Ma tant’è, anche questa è politica.

E veniamo alla storia: la dottrina Brzezinski (Zbigniew, uno dei più influenti politologi americani, che ha dispensato consigli a vari presidenti Usa) prevedeva il distacco di alcune repubbliche sovietiche dall’area di influenza russa. In particolare, si riteneva strategico l’allontanamento di una di queste: l’Ucraina, appunto, che rappresenta una sorta di ponte naturale tra Russia ed Europa. La strategia mirava a far consegnare la Russia a una dimensione asiatica, così da limitarne l’area di influenza e abbatterne gli scambi commerciali, deprimendo lo sviluppo. Inoltre, dal punto di vista militare, l’adesione dell’Ucraina all’Occidente equivaleva a uno scacco matto: troppo prossima ai confini russi per poter consentire misure difensive sostenibili dal punto di vista economico e strategico.

Da qui l’appoggio incondizionato degli Stati Uniti, e di conserva dei vari Paesi occidentali, alla rivoluzione arancione, movimento che ha goduto di un supporto economico e logistico imponente da parte delle ong di stanza nel Paese (è il motivo per il quale Putin guarda con sospetto queste organizzazioni).

Dopo quanto accaduto ieri, sembra che il progetto sia definitivamente tramontato. Putin, anche in questo caso, ha dimostrato di essere uno stratega migliore dei suoi avversari. Anche se è stato aiutato dalla crisi economica che attanaglia l’Occidente, che ha limitato il gioco al rialzo e costretto i suoi contendenti ad abbandonare la partita; ma a suo favore ha giocato anche il nuovo clima che si è instaurato con la Casa Bianca. A Obama serve una sponda esterna per limitare le spinte dei neocon in politica estera: lo si è visto con la crisi siriana, lo si vede nel dialogo Washington-Teheran sul nucleare iraniano. Insomma, a Obama serve Putin per poter evitare altre avventure militari, che avrebbero conseguenze tragiche anche per l’America. Strana giravolta del destino se si pensa a quando il mondo era abitato dalla Guerra Fredda.