13 Novembre 2013

Il nuovo corso di Obama, il Medio Oriente e la finestra di opportunità per Putin

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Sulla Repubblica del 13 novembre, Bernardo Valli riflette sul sentimento anti-americano che si sta diffondendo nel mondo sunnita a seguito del mancato intervento Usa in Siria e del dialogo Washington-Teheran che potrebbe portare a una distensione storica tra i due Paesi. Il risentimento per questo mutato atteggiamento degli Stati Uniti sta accomunando Paesi prima nemici, come l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi e Israele. E analogo risentimento abita anche un’altro Paese arabo, l’Egitto dei generale Al Sisi che, dopo il colpo di Stato, ha preso le distanze dagli Usa chiedendo finanziamenti ai sauditi e armi ai russi. Una situazione che apre una finestra di opportunità a Putin, atteso al Cairo per una visita che potrebbe offrirgli la chance di «un grande ritorno in Medio Oriente».

Per Valli «l’intero mosaico politico mediorientale si sta ricomponendo». E in questa situazione Obama deve governare gli Stati Uniti che, dopo l’ultima guerra irachena (2003), hanno visto «ridimensionato il loro prestigio militare e politico». Conclude Valli: «Ma se Obama si fosse impegnato direttamente contro Damasco si sarebbe trovato impigliato in un altro conflitto mediorientale. E sarebbe stata la peggiore delle situazioni. Adesso corre i rischi di una tentata imparzialità, che è al tempo stesso un segno dell’intelligente consapevolezza dei limiti di una superpotenza in un mondo sempre più multipolare».