7 Novembre 2013

Ezio Mauro e la missiva di Papa Francesco

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In un’intervista a Tracce (n. 10 di novembre), il direttore di Repubblica Ezio Mauro ha commentato la missiva inviata da papa Francesco a Eugenio Scalfari. Questi, secondo il direttore di Repubblica, sarebbe stato scelto come interlocutore perché rappresenta in qualche modo i non credenti, che sono altra cosa dagli atei, dal momento che il «non credente ha l’inquietudine di chi cerca di dare un significato alla propria esistenza ed è convinto che questo sia possibile attraverso ragioni che sono profondamente umane».

Il Papa, prosegue Mauro, «senza voler fare proselitismo, ha riconosciuto dignità morale, spirituale all’inquietudine del laico che si muove dentro la finitezza dell’umano, ma che tende al bene. Una tensione positiva di dare significato all’esistenza pur senza un legame esplicito con il trascendente».

Papa Francesco, nella sua missiva, non ha inteso relativizzare la verità cristiana, continua ancora Mauro, infatti il «Papa non intende dire che l’Assoluto in cui i credenti credono diventa relativo, ma che la verità ci abbraccia e per questo noi dobbiamo abbracciare l’altro».

Ed elogia la catechesi del Papa argentino, spiegando che questi «ha rinunciato al magistero della condanna per un magistero della misericordia». Così che la croce, spesso brandita contro il mondo, nelle mani del Papa, mostra che le braccia del crocifisso «si allargano nel gesto della misericordia».

E aggiunge: «Se il Dio dei cristiani non è il predicatore di una filosofia, ma il Figlio di Dio che si incarna, quindi testimone protagonista di un avvenimento accaduto in un luogo, Betlemme, in un tempo, 2000 anni fa precisi, allora si capisce che per chi crede non è possibile “mangiare e dormire come prima”. Ridurre tutto questo a precettistica, a galateo è cristianismo. Una bestemmia, un’ideologia di pronto intervento. Per chi crede, il cristianesimo è un avvenimento, non un’ideologia».

Significativo anche che accenni al fatto che mentre Papa Francesco e Scalfari dialogavano a distanza, un altro Papa, stavolta emerito, «rispondeva a un altro non credente», ovvero Piergiorgio Odifreddi. «C’è da pensare che esista una provvidenza anche per i giornali! O meglio: sono tutti segni di una novità che irrompe», commenta Mauro.