6 Novembre 2013

La doppia identità dell'ex finanziere che denuncia falsi misteri su Moro

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Il caso Moro si arricchisce di un nuovo giallo. Tutto nasce dal libro di Ferdinando Imposimato (prefazione di Antonio Esposito, magistrato di Cassazione noto per la sentenza Berlusconi e per la successiva esilarante intervista), ex magistrato ora avvocato, che aveva rivelato particolari inediti, grazie ai quali la procura di Roma aveva aperto l’ennesima inchiesta. Le rivelazioni si basavano, sostanzialmente, sulle dichiarazioni di tal Oscar Puddu, che si era presentato come uomo di Gladio – settore dei servizi segreti italiani direttamente dipendente dalla Cia -, il quale aveva raccontato all’ex magistrato che la sua organizzazione aveva trovato il covo nel quale i brigatisti detenevano l’onorevole Aldo Moro e lo monitoravano per conto delle autorità italiane. Ma poi, all’ultimo momento, per ordine di Andreotti e Cossiga, i quali volevano lo statista morto, avevano lasciato la presa. Rivelazioni esplosive e di certo interesse, ovviamente fatte dopo la morte degli interessati (che non potevano difendersi) e che erano finite su un libro di successo avallando una distorsione della storia di quei 55 giorni che fatica a essere corretta per diversi motivi, primo tra tutti quello di nascondere la verità di quanto realmente accaduto in quella tragica temperie.

Ora la procura di Roma, che ha in mano l’inchiesta, ha fatto luce sulla vicenda, venendo a scoprire un particolare interessante: Oscar Puddu non è altri che Giovanni Ladu, un ex ufficiale delle Fiamme Gialle che aveva già provato in precedenza a vendere le sue “verità” alla procura di Roma, ma era stato sbugiardato. Ora rischia l’incriminazione per calunnia.

Ma al di là della posizione personale del depistatore, colpisce che Imposimato abbia dato fede a un tizio che rispondeva alle sue domande via mail, negandosi a un incontro personale e senza aver mai fatto alcuna verifica sulla sua fonte prima di rivelare al mondo le confidenze ricevute. Imposimato, invero, è uso a cimentarsi con i misteri d’Italia: come magistrato aveva anche avallato la pista bulgara sull’attentato a Papa Wojtyla, pista inventata di sana pianta dalla Cia, come emerso da un’indagine interna compiuta dall’intelligence americana (peraltro guidata da un funzionario non certo filocomunista, quel Robert Gates in seguito divenuto ministro della Difesa Usa con George W. Bush, carica mantenuta nei primi anni di Obama). Ma ha anche investigato sui misteri del caso di Emanuela Orlandi, con dubbio successo. 

Restano i tanti misteri del caso Moro: come detto, la vulgata che vuole Andreotti come mandante dell’omicidio, nei modi e nelle forme diverse, gode di ampia letteratura (che favorisce visibilità e carriere), basata su dati fatto simili a quelli forniti da Imposimato. Dimenticando, tra le altre cose, che l’uccisione di Moro era anche un modo di colpire quanti l’avevano aiutato a portare a compimento la sua ultima geniale intuizione politica, il compromesso storico: Andreotti, che di lì a poco avrebbe lasciato la tribuna della politica italiana (ci tornerà solo anni dopo, per altre vie) per sedere in seconda fila; e (con la discrezione dovuta alla carica) Paolo VI, morto dopo pochi mesi, prostrato dal dolore per la perdita dell’amico.

Cercare complicità delle Br tra i suoi compagni d’avventura non aiuta a porsi domande vere: ovvero, ad esempio, quali erano i rapporti internazionali dei brigatisti; perché a via Fani è stato stato dato il colpo di grazia agli uomini di scorta (cosa inutile e mai avvenuta in altre operazioni targate Br); perché Moro non scriva mai, in nessuna lettera, dei suoi uomini di scorta trucidati davanti ai suoi occhi (non erano solo funzionari di pubblica sicurezza, ma amici cui era legato da vincoli di lunga data); perché le Br hanno sempre mentito ai giudici su tutto; dov’è stato davvero recluso Moro durante il rapimento; perché il falsario Tony Chicchiarelli, legato ai servizi segreti e alla banda della Magliana, ha confezionato il falso comunicato delle brigate rosse nel quale si dava notizia dell’avvenuta uccisione dello statista democristiano; quali trattative segrete sono intervenute tra le istituzioni italiane, il Vaticano e le brigate rosse per liberare Moro e con quali esiti (sul punto rimandiamo a un precedente articolo). Sono solo alcune delle domande che attendono risposta, o almeno risposte fondate su documenti certi, ché tanti indizi convergono a formare una ricostruzione dei fatti diversa da quella accreditata. Domande che il nostro sito ha già affrontato e continuerà ad affrontare, nonostante le tante distorsioni eccellenti.