21 Ottobre 2013

Putin e la fine del sogno unipolare Usa

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Vladimir Putin e il cittadino onorario russo Gerard Depardieu

La vittoria diplomatica conseguita dalla Russia nella controversia sull’intervento armato Usa in Siria non è stato un caso, ma la manifestazione di una nuova assertività della Russia. Scrive Roberto Toscano sulla Stampa del 19 ottobre: «Putin è ambizioso ma non megalomane. Sa benissimo che i tempi del bipolarismo non possono tornare e che l’America non può essere sfidata e nemmeno controbilanciata. Non è concepibile farlo sul terreno militare, dove la sproporzione delle forze è a livelli stratosferici, e dove l’equilibrio delle armi strategiche, sostanzialmente mantenuto, rivela ancora di più che non al tempo della guerra fredda la sua totale irrilevanza. L’ipotesi di una competizione sul terreno economico è ancora più irreale di quanto già non lo fosse ai tempi dell’Unione Sovietica. Infine non vi è certo materia per una competizione ideologica, dato che la Russia di Putin condivide ufficialmente non solo il capitalismo, ma anche la democrazia, seppur in un’interpretazione piuttosto particolare […]. Con grande realismo Putin ha capito che l’unico terreno su cui la Russia può far valere i propri interessi e accreditare la propria immagine di grande potenza è quello diplomatico […]. Mosca dà per scontato che non vi sarà mai più una dimensione bipolare delle relazioni internazionali, e – come nel provocatorio editoriale di Putin sul New York Times dell’11 settembre scorso – ama ricordare agli americani che il loro sogno unipolare è irrevocabilmente fallito. Resta solo l’ipotesi multipolare, in cui alcuni Paesi non possono più aspirare ad imporsi al di là di regole e compromessi, ma sì a essere, dato il loro peso obiettivo, “più uguali degli altri” […]. La sfida della Russia andrà raccolta da americani ed europei in modo critico (certo non tutti gli interessi potranno coincidere) ma non pregiudizialmente ostile».

Titolo dell’articolo Diplomazia multilaterale La sfida di Putin.

Nota a margine. Se di sicuro interesse, l’articolo di Toscano forse dovrebbe essere integrato con altri fattori che abitano questo mondo ormai multilaterale: ad esempio, se è pur vero che la Russia non può reggere una competizione economica con gli Usa, non è la stessa cosa per la Cina. Ma è solo un esempio della complessità di questo periodo di transizione che fa seguito alla caduta del Muro di Berlino.