16 Ottobre 2013

Papa Francesco: anzitutto la preghiera

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Nell’Udienza generale del 16 marzo, il Papa ha parlato della connotazione «apostolica» della Chiesa, spiegando che usando questa espressione nel Credo si intende «sottolienare il legame costitutivo che essa ha con gli Apostoli, con quel piccolo gruppo di dodici uomini che Gesù un giorno chiamò a sé, li chiamò per nome, perché rimanessero con Lui e per mandarli a predicare (cfr Mc 3,13-19). “Apostolo”, infatti, è una parola greca che vuol dire “mandato”, “inviato” […] e gli apostoli sono stati scelti, chiamati e inviati da Gesù, per continuare la sua opera, cioè pregare – è il primo lavoro di un apostolo – e, secondo, annunciare il Vangelo. Questo è importante, perché quando pensiamo agli apostoli potremmo pensare che sono andati soltanto ad annunciare il Vangelo, a fare tante opere. Ma nei primi tempi della Chiesa c’è stato un problema perché gli apostoli dovevano fare tante cose e allora hanno costituito i diaconi, perché vi fosse per gli apostoli più tempo per pregare e annunciare la Parola di Dio. Quando pensiamo ai successori degli Apostoli, i vescovi, compreso il Papa poiché anch’egli è vescovo, dobbiamo chiederci se questo successore degli Apostoli per prima cosa prega e poi se annuncia il Vangelo»

La Chiesa, ha aggiunto Francesco, è apostolica in quanto «”custodisce e trasmette“, con l’aiuto dello Spirito Santo che abita in essa, l’insegnamento, il buon deposito, le sane parole udite dagli Apostoli». Nel tempo si è sviluppata, ma essa è come «un fiume che scorre nella storia, si sviluppa, irriga, ma l’acqua che scorre è sempre quella che parte dalla sorgente, e la sorgente è Cristo stesso».

Nella conclusione, parlando della testimonianza e della missione alla quale sono chiamati i fedeli e la Chiesa, ha esortato a interrogarsi sulla propria vita, se cioè «siamo cristiani chiusi nel nostro cuore e nelle nostre chiese, cristiani di sacrestia», cristiani «solo a parole», ma pagani nella vita.