12 Ottobre 2013

Migranti, tragedia senza fine Si rovescia un altro barcone

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Un’altra strage del mare, altre morti innocenti: un barcone si rovescia al largo di Malta con tutto il suo carico di disperazione. Sono una cinquantina le vittime di questa ennesima tragedia dei migranti; anche se, al solito, è difficile tenere una precisa contabilità funebre in materia: non è che gli scafisti registrino i passeggeri e stacchino biglietti prima di salpare. 

La sciagura avviene a una settimana dall’ecatombe di Lampedusa. E c’è qualcosa che suscita domande in questi naufragi ravvicinati con così tante vittime; in tanti anni di immigrazione clandestina tragedie di queste proporzioni si sono consumate come casi sporadici. Sembra di essere di fronte a una serialità più che a un crimine consueto. Forse qualcosa è cambiato nell’ambito delle oscure organizzazioni che lucrano sulla disperazione, forse altro. Ma qualcosa non quadra.

Comunque, al di là delle domande sui casi specifici, resta l’immane tragedia dell’immigrazione clandestina, sulla quale sembra sia in procinto di pronunciarsi l’Unione europea, organismo molto sollecito a legiferare sulla lunghezza delle zucchine e altri problemi di analoga gravità, ma alquanto lento in altri settori di intervento.

Anche in Italia si dibatte, dopo anni di stallo sulla Bossi-Fini. La cancellazione della legge sul reato di clandestinità, ancora in fieri, è solo un passo. Per dare un’idea delle storture delle leggi italiane in materia, basta leggere l’intervista di Dario Fo sulla Stampa. Sollecitato sul dibattito nato all’interno del movimento Cinque stelle sul tema dell’immigrazione, il nobel per la letteratura ha parlato anche di una sua iniziativa: «Volevamo far arrivare lì delle tende autoriscaldate per aiutare chi sbarca. E sa cos’è successo? La sindaca ci ha detto “non possiamo accettarle perché gestisce tutto la questura”. C’è un protocollo e una burocrazia che stanno fermando tantissimi aiuti! È folle». 

Nell’intervista, Fo spiega anche che «lo Stato italiano incassa una cifra di undici miliardi di contributi versati da questi lavoratori». Senza contare i consumi degli stessi, si potrebbe aggiungere, che danno il loro contributo al circuito commerciale del Paese. Insomma, quello dei migranti è un fenomeno sul quale si fanno tante semplificazioni arbitrarie. Un dibattito serio è improcrastinabile.