10 Ottobre 2013

Un default degli Usa devasterebbe anche l'Europa

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Il Congresso degli Stati Uniti d’America

La minaccia di un default degli Stati Uniti a causa dell’ostruzionismo dei repubblicani al Congresso manda in fibrillazione il mondo. Se Russia e Cina alzano la voce, l’Europa trema in silenzio. Se avvenisse il crac «Washington smetterà di onorare il proprio debito», sintetizza Paolo Mastrolilli sulla Stampa del 10 ottobre (titolo dell’articolo: l’America che fa crac un incubo per i bilanci delle banche europee). Due le conseguenze sull’Europa: «primo, una frenata della crescita che stava appena riapparendo; secondo, una potenziale crisi finanziaria. Sul primo punto è facile capire il meccanismo. Il default frenerebbe i consumi americani e nello stesso tempo svaluterebbe il dollaro, complicando le esportazioni europee. Sul secondo, invece, è stato lo stesso ex capo dello staff della Casa Bianca John Podesta a spiegare i motivi di preoccupazione: “Se i regolatori europei decidessero che le banche devono sottoporsi agli stress test per l’esposizione verso gli Usa e cominciassero ad alzare i livelli di capitale richiesti, sarebbe un disastro”. Gli istituti che detengono più titoli americani dovrebbero svalutare le proprie attività, e raccogliere nuovi fondi. Questo porterebbe a un’inevitabile contrazione del credito, che finora è stata una delle cause principali della mancata ripresa in Italia. Se poi le banche, ancora fragili per le crisi dei mutui subprime del 2008, cominciassero a saltare, ci ritroveremmo in breve sull’orlo del baratro».

Scenario cupo, quindi. Ma ci sono segnali distensivi che segnalano come possibile un compromesso tra repubblicani e democratici necessario per evitare questa ulteriore follia.