10 Ottobre 2013

Tocca alla colomba Yellen portare la Federal Reserve fuori dalla fase anticrisi

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Janet Yellen guiderà la Federal Reserve. Barack Obama l’ha annunciato ufficialmente, ma la notizia circolava da giorni. Succede a Ben Bernanke, come da lui indicato, prima donna a sedere sul trono della Fed. A lei spetterà un ruolo fondamentale per far fronte alla crisi economica made in Usa. In particolare dovrà gestire le misure anticrisi. Finora Bernanke ha pompato liquidità nel sistema, nella speranza di favorire la ripresa. Ma aveva annunciato un prossimo cambiamento di rotta: un graduale restringimento dei cordoni della borsa per evitare che l’eccessiva liquidità creasse nuove bolle. Una misura che però avrebbe dovuto essere graduale, per evitare di affossare il Paese. La nomina della Yellen va in questa direzione.

Di diverso avviso invece Larry Summers, l’altro candidato alla Fed affondato durante la corsa, la cui linea era quella di chiudere in fretta i rubinetti. Ma le differenze tra la Yellen e Summers non erano solo queste: la prima ha come priorità il lavoro, cosa ribadita ieri dopo l’annuncio di Obama, il secondo invece era considerato più attento alle voci della grande finanza. Divergenze non da poco, che danno l’idea dello scontro che si è consumato nella Fed e nella politica americana.

La nomina dovrebbe essere ratificata senza problemi dal Senato, ma potrebbe trovare ostacoli alla Camera, ancora bloccata dal braccio di ferro tra repubblicani e democratici per l’approvazione del bilancio. Situazione, quest’ultima, che sta portando il Paese sull’orlo della bancarotta, cosa che Barack Obama ha paragonato all’esplosione di una bomba atomica sul suolo patrio. Principale punto di contrasto sono i fondi necessari per il finanziamento della riforma sanitaria varata dal Presidente.

Ma qualcosa si muove. Obama sta incontrando i deputati alla ricerca di un compromesso; ma ancora più significativo è l’articolo che Paul Ryan ha pubblicato sul Wall Street Journal, nel quale il leader del Tea Party – finora l’ala più dura dei repubblicani -, pur ribadendo le proprie posizioni, non ha nominato la riforma dell’assistenza sanitaria.