26 Settembre 2013

Il problema iraniano non è l'atomica, ma il suo ruolo in Medio Oriente

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La chiesa anglicana di Tutti i Santi, dove, 12 settembre, estremisti hanno ucciso più di 70 persone

Sulla Stampa del 26 settembre, Roberto Toscano analizza i tanti ostacoli che incombono sulla via della riconciliazione tra Usa e Iran. Riportiamo un passaggio del suo editoriale: «Sarebbe fare un torto agli israeliani ritenere che davvero credano che l’Iran ha tendenze suicide da realizzare con lo sviluppo di ordigni nucleari e il loro uso per la distruzione di Israele (fra l’altro sterminando insieme ebrei e palestinesi, e distruggendo uno dei luoghi più sacri dell’Islam, Gerusalemme/Al Quds). La loro vera preoccupazione è che la normalizzazione dei rapporti Washington-Teheran faccia uscire gli iraniani dall’attuale isolamento, permettendo loro di fare sentire il loro peso nella regione sul piano politico e diplomatico, e non solo – come ora – con l’appoggio a Hezbollah, strumento importane ma limitato. In questo gli israeliani sono del tutto allineati con i sauditi, impegnati in una partita globale che arriva fino al Pakistan a sostenere con fondi, operazioni di intelligence e aiuti militari una vasta offensiva sunnita contro lo sciismo impiantato su base statuale in Iran e Iraq. Un’offensiva apparentemente religiosa, ma che in realtà riflette obiettivi di natura geopolitica».

Titolo dell’editoriale Obama-Rohani il dialogo ha molti nemici.