23 Settembre 2013

Kamikaze all'uscita della messa A Peshawar è strage di cristiani

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Oltre settanta morti in Pakistan, a Peshawar, per un attentato svolto con la tecnica dei kamikaze nella chiesa anglicana dedicata a Tutti i santi. Nei giorni precedenti Boko Haram, in Nigeria, ha lanciato un’offensiva terroristica che ha lasciato sul campo oltre 300 vittime; mentre a Nairobi, in Kenya, un assalto di milizie islamiste somale (assassinio a sangue freddo di oltre 60 persone e presa di ostaggi al centro commerciale Westgate shopping center) sta tenendo sotto scacco la nazione.

Sembra che sia scattato un qualche oscuro ordine che ha scatenato il network del terrore. Il segnale è chiaro: il drago non è vinto, anzi è più vivo che mai. Anche perché negli ultimi anni le casse del terrore internazionale sono state rimpinguate dall’Occidente e dai Paesi arabi, e non solo, allo scopo di far cadere Assad. Miliardi di dollari sono affluiti ad Al Qaeda per favorire un cambiamento geopolitico in Medio Oriente senza che si sia dato troppo peso a chi incassava. Soldi usati per sostenere le stragi di Al Qaeda in Siria e per finanziare le consociate del terrorismo internazionale che hanno scatenato questa nuova ondata di terrore. Perché fare un attentato costa: costano i kamikaze, i piani di attacco, la rete di protezione necessaria per preparare ed eseguire attacchi del genere. E costa tanto. Ma a quanto pare i soldi non sono un problema per Al Qaeda. Su questa organizzazione ha scritto un accenno molto significativo Sergio Romano sul Corriere della Sera del febbraio 2012: «Al Qaeda era, alle origini, soltanto una base informatica in cui erano stati raccolti i nomi di tutti coloro che avevano combattuto in Afghanistan contro i sovietici quando Bin Laden, grazie al sostegno finanziario dell’Arabia Saudita e alla sua personale fortuna, era divenuto il tesoriere di una legione arabo-musulmana». 

Al Qaeda, nata per contrastare l’imperialismo sovietico, attaccò le Torri Gemelle, colpendo al cuore il simbolo imperiale americano. Oggi, usata per eliminare dalla scena internazionale Assad a causa della sua alleanza con l’Iran, accusato di essere un Paese “produttore” di instabilità nel Medio Oriente, semina terrore e destabilizzazione nel mondo intero.

Un copione che si ripete: quando si gioca con il fuoco c’è il rischio di bruciarsi. Il dramma è che a bruciarsi in questo caso non sono gli apprendisti stregoni che alimentano gli incendi, ma tante, troppe, vite innocenti.