16 Settembre 2013

Obama: "Con Rohani scambi di lettere Ma l'Iran non si illuda"

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«Con gli iraniani comunichiamo in via indiretta. Con il presidente Rohani ci siamo scambiati missive inerenti la situazione in Siria. E credo che comprendano che la questione nucleare è un problema ben più importante per noi che quello delle armi chimiche. La mia idea è che gli iraniani abbiano capito che non devono pensare che, poiché non abbiamo colpito la Siria, non colpiremmo l’Iran. Allo stesso tempo credo che dovrebbero capire che c’è una via di uscita diplomatica». È un passaggio di un’intervista rilasciata dal presidente degli Stati Uniti alla Abc-News. Ed è molto significativo che Barack Obama abbia voluto rendere pubblico uno scambio di missive con il nuovo presidente iraniano, Hassan Rohani. Con questa rivelazione Obama sembra dar fiducia al nuovo corso della politica iraniana. E allo stesso tempo, sembra viaggiare in parallelo alla diplomazia russa, che di recente, ha annunciato un incontro tra Putin e il nuovo presidente iraniano per tentare di trovare una soluzione anche al nucleare iraniano.

Intanto il nuovo responsabile dell’Organizzazione per l’energia atomica iraniana, Ali Akbar Salehi, ha annunciato che l’Iran ha ridotto significativamente le sue riserve di uranio arricchito al 20 per cento. Così che le riserve di uranio al 20 per cento in possesso di Teheran sono diminuite da 240 Kg a 140 Kg: per costruire una bomba atomica servono almeno 250 Kg di uranio arricchito al 20 per cento. L’annuncio dell’ex ministro degli Esteri iraniano è stato pressoché ignorato dai media italiani e ripreso dal solo Osservatore romano del 15 settembre. 

Qualcosa si muove in questo dossier: novità sono attese anche alla prossima assemblea dell’Onu, che si terrà a fine settembre, dove il nuovo presidente iraniano potrebbe dimostrare al mondo che il suo mandato coincide con un nuovo inizio per l’Iran. E forse per il mondo intero, dal momento che il nucleare iraniano da anni rischia di precipitare il mondo in un conflitto dagli esiti imprevedibili.

Significativi altri passaggi dell’intervista presidenziale: in particolare nella parte in cui, parlando della soluzione della crisi siriana, dopo aver accennato che Russia e Usa devono «lavorare insieme», Obama spiega: «Nonostante tutte le nostre differenze reciproche, mi rallegra che la Russia sia coinvolta, e che, potenzialmente, lo possa essere anche l’Iran». Cenni di interesse notevole, impensabili solo una settimana fa. Motus in fine velocior (il moto è più veloce alla fine).