26 Agosto 2012

Gli intellettuali israeliani: la guerra all'Iran non sia decisa dal solo Netanyahu

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«Quando uno scrittore del calibro di Amos Oz, sionista convinto, cantore dei kibbutz, liberale e però sostenitore della guerra del Libano nel 2006, prende carta e penna e indirizza un ultimatum al primo ministro Netanyahu, diffidandolo dal precipitare il Paese in guerra contro l’Iran, vuol dire che i tempi stringono. Che la minaccia di un raid, martellante nelle dichiarazioni del premier, potrebbe materializzarsi. Così Oz ieri ha capitanato una decina di letterati eccellenti, si è rivolto a un avvocato per imprimere peso legale alle loro parole e ha intimato al premier che “la decisione su ogni operazione militare sia presa dal governo in seduta plenaria”. Dietro a quel titolo c’è un importante precedente. Giusto domenica, infatti, Netanyahu s’è dotato di nuovi strumenti di governo che gli permetterebbero di dichiarare la guerra, aggirando la vigilanza dell’esecutivo, con uno sgambetto anche ai vertici militari e dell’intelligence contraria a un’azione unilaterale. E ieri ha nominato nuovo ministro per la Difesa interna l’ex capo dello Shin Bet Avi Dichter che nei mesi scorsi aveva dichiarato che il suo Paese doveva dotarsi di “mezzi di attacco militare alle installazioni nucleari iraniane”» Questo l’incipit di un articolo apparso sulla Repubblica del 15 agosto. Dopo aver accennato che i cittadini israeliani favorevoli all’attacco sono una minoranza (32-35 %), l’articolo conclude così: «Nemmeno la sbandierata difesa dell'”Iron Dome”, il sistema missilistico costato miliardi, fende lo scetticismo di chi invoca un nuovo Ben Gurion: “Non so cosa sia meglio per gli ebrei – scrive Eitan Haber, esperto militare – né lo sanno Barak, Netanyahu o Obama. Oggi bisogna procedere con la saggezza di Ben Gurion. Un attacco all’Iran è una scommessa sulle nostre vite. Magari Netanyahu e Barak non ci saranno più quando i risultati di una decisione tanto fatale ricadranno sui nostri nipoti”».