5 Agosto 2013

Berlusconi non affonda il governo

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Da tempo si parlava di una mobilitazione di massa del Pdl in difesa di Berlusconi. E dopo tanto parlare ieri si è finalmente svolta l’attesa manifestazione, in una piazza di Roma. Ma in tono dimesso, senza quella chiamata alle armi ventilata da vari esponenti del Pdl. E proprio questa mancata mobilitazione di massa è il segnale che il Cavaliere sta tentando di arginare i suoi, nella speranza di salvare il governo, cosa che al momento, più di altro, gli garantisce un margine di manovra. 

Ha professato la sua innocenza, il Cavaliere, né poteva essere diversamente – le carceri sono piene di gente innocente –, ma soprattutto ha tranquillizzato riguardo la tenuta del governo.

Insomma, al momento è riuscito ad arginare la spinta eversiva dei suoi. Ma non è detto che riesca a tenere la linea, dal momento che la spinta è forte: un cavallo imbizzarrito che rischia di disarcionare il suo Cavaliere. Ma questa è storia antica: da tempo, oltre che dai giudici, Berlusconi deve guardarsi anche, e forse soprattutto, dai suoi. Non solo perché certi esponenti del suo partito hanno della politica idee alquanto elementari e poco adatte al governo di un Paese, ma anche perché usano della sua persona per fini altri e diversi. Sono gli stessi che, prima delle ultime elezioni, lo avevano di fatto esautorato, per insediare al timone del partito il povero, incolpevole, Angelino Alfano. Pasdaran pronti a incendiare la piazza e avvelenare pozzi, nel tentativo di minare alla base ogni ipotesi di compromesso, che poi è la base dell’arte della politica ed è l’unico modo per governare un Paese. 

Comunque, al di là di queste considerazioni, ieri il segnale c’è stato: la navigazione del governo può proseguire, anche se non sarà facile tenere la rotta e sono in vista diversi iceberg pronti ad affondare la nave, primo fra tutti il tema della ineleggibilità del Cavaliere, come da sentenza Mediaset.

Ma nella nebbia di questa cupa battaglia politica che rischia di affondare il governo e il Belpaese, iniziano a intravedersi altre rotte, diverse dall’attuale, in grado di consentire una navigazione meno travagliata: tra queste il cambio di guardia nel Pdl, con Marina Berlusconi al posto del padre. La signora è stata presente ai vari vertici del partito che si sono susseguiti finora e pare abbia la stoffa. Certo, è una soluzione rabberciata, che conferma l’antropomorfismo del Pdl, ma al momento non si vedono alternative. Tra l’altro consentirebbe un passo indietro indolore del Cavaliere, prodromico, magari, a qualche provvedimento di grazia.

Qualcosa, infine, sembra muoversi anche su altri lidi: il M5S sembra pronto a muoversi al di fuori dei confini che si è auto-imposto dopo la vittoria alle elezioni. Fosse vero, Napolitano avrebbe in mano un’altra carta da giocare sul tavolo in cui si sta giocando il destino dell’Italia.