2 Agosto 2013

Confermata la condanna Berlusconi sconterà un anno

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Come previsto, la Cassazione conferma la condanna in appello a quattro anni di reclusione. Unica sconfessione del verdetto precedente è la richiesta alla procura di Milano di ricalcolare l’interdizione ai pubblici uffici, dal momento che la pena inflitta era superiore ai termini di legge: cinque anni, mentre quelli previsti in questi casi sono al massimo tre. Ma era scontato, dal momento che era stato lo stesso procuratore generale, “l’accusatore” della Cassazione, a spiegare che la condanna, sul punto, era fuorilegge.

In realtà, a causa dell’indulto, Berlusconi dovrà scontare un anno di carcere; e presumibilmente potrà evitare la galera per accedere a misure alternative, quali i servizi sociali o gli arresti domiciliari. Ma la pena detentiva, oltre che quella accessoria sull’interdizione, sarà sufficiente, in base a nuove norme, a farlo decadere da parlamentare, anche se l’iter di questa procedura comporterà alcuni mesi.

Inizia ora il post processo: da vedere se reggerà il governo di larghe intese, che Renzi e i falchi del Pdl vorrebbero nella polvere. La sentenza polarizza ancora una volta tra pro e contro Berlusconi, mentre l’Italia avrebbe bisogno di una classe dirigente – che non è solo quella politica – che sappia affrontare la terribile congiuntura in cui è sprofondato il Paese. Questo “tristo” manicheismo rende ancora più difficile l’uscita dal caos.

Ieri il Capo dello Stato, in un comunicato, ha invitato tutti alla calma e a rispettare le sentenze, ma soprattutto ha detto che è ora di recepire le indicazioni sulla riforma della giustizia messe a punto dai saggi da lui nominati prima della fine del suo primo mandato. Una spinta che si muove parallelamente a quella dei radicali, che sul tema hanno promosso un referendum.

Le parole del Capo dello Stato, cenni di saggezza in un panorama impazzito, indicano una direzione nella quale canalizzare energie, altrimenti sprecate in polemiche inutili.

Resta lo sconcerto per la deriva giustizialista, degenerazione dell’idea di giustizia, di cui è preda gran parte della classe dirigente italiana, che ha contagiato, oltre al Pd e Sel, con rare eccezioni, grillini e altri. Il moloch del berlusconismo, degenerazione autoreferenziale dell’arte della politica,  ha alimentato mostri tra i suoi antagonisti, ormai consacrati al demone giustizialista. Un demone pronto a chiedere il conto a chi lo ha evocato.