24 Luglio 2013

La lettera del generale Usa "Niente interventi in Siria"

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La missiva doveva restare riservata, invece il suo contenuto è trapelato: e da ieri è ufficiale che gli Usa non interverranno in Siria. Il redattore del documento è Martin Dempsey, Capo di Stato maggiore, che ha messo nero su bianco alcune ipotesi di coinvolgimento dell’esercito Usa in Siria: dall’addestramento delle forze di opposizione alla creazione di una no-fly zone, dai blitz mirati alla creazione di una fascia di sicurezza presidiata da militari a stelle e strisce. A parte la prima ipotesi, tutte le altre, per Dampsey, rischiano di coinvolgere gli Stati Uniti in un altro conflitto, cosa al momento non opportuna. Oltretutto, il costo del coinvolgimento Usa nella guerra siriana sarebbe di un miliardo di dollari al mese: inaccettabile.

Insomma, nessuna avventura siriana. È possibile che questa nuova consapevolezza Usa possa rilanciare l’avvio di un processo di pace? Difficile dirlo. Lo stallo attuale va bene a quanti hanno alimentato questa guerra contro Assad. Se non si otterrà lo scopo di rovesciarlo c’è sempre l’opzione B: dividere la Siria in diversi cantoni, con Assad confinato dentro un’enclave alawita. Scenario da incubo per i siriani, ma riesce nello scopo di indebolire una dinastia che non ha più posto nella scena internazionale. Questi almeno sono i desiderata di chi continua ad alimentare il mattatoio siriano.

Per conseguire l’opzione B, ovviamente, la guerra deve continuare, fino a condurre i belligeranti, e non solo loro, allo stremo; disposti, infine, ad accettare una balcanizzazione del territorio siriano. Così è se vi pare.