23 Luglio 2013

La svolta dell'Unione europea "Hezbollah nella lista nera"

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L’Europa ha inserito Hezbollah nella lista nera delle organizzazioni terroristiche. L’ala militare, almeno, lasciando così aperto un canale di dialogo con la parte politica del movimento. La decisione dei ministri degli Esteri dell’Europa, presa all’unanimità, suscita più di una perplessità.

Anzitutto l’ambiguità della formula: un distinguo analogo era stato fatto, ad esempio, per la vicenda basca, ma in quel caso il gruppo di fuoco era clandestino e poco numeroso. Nel caso di Hezbollah l’ala militare è pubblica e conta migliaia di aderenti. Talmente pubblica che è difficile distinguere tra aderenti alle due fazioni. Un’ambiguità alla lunga pericolosa e che rischia, in caso di persecuzione di rei, di essere consegnata all’arbitrarietà di chi dovrà decidere sull’adesione del singolo all’una o all’altra fazione.

Inoltre, Hezbollah, la parte politica, è al momento alleata con il più importante partito cristiano nel mondo arabo. Che in questo modo viene coinvolto in questa ambiguità. Tale alleanza ha permesso al Libano di conoscere anni di relativa calma. La decisione europea mina alla base questo sodalizio, dal momento che tende a isolare Hezbollah nel suo complesso: mantenere legami stabili e pubblici con una organizzazione legata a una milizia ritenuta terroristica è pericoloso. Si rischia di essere coinvolti nello stesso destino…

Inoltre, se non ora più tardi, è logico che questa decisione comporterà una richiesta di smilitarizzazione dell’apparato militare di Hezbollah: cosa che non può imporre il fragile esercito libanese. Si prepara un intervento Nato, in proposito, o di altri volenterosi? Nell’uno e nell’altro caso il Libano sarà sconvolto da nuove tensioni e tragici scontri.

Inoltre, da ieri alcuni ambiti israeliani (grazie a Dio non tutti, ché nello Stato ebraico molte sono le voci degli amanti della pace) potrebbero essere tentati di intraprendere una nuova avventura militare in Libano per chiudere i conti con Hezbollah, forti di questa decisione europea che darebbe “copertura” internazionale all’operazione. Se non subito, uno scenario del genere si potrebbe prospettare al prossimo incidente di frontiera, che purtroppo non mancano in quell’angolo di mondo.

Infine, la decisione europea ha il sapore di una vendetta postuma, in quanto arriva dopo che l’intervento di Hezbollah nel conflitto siriano ha spostato decisamente le sorti della guerra. Una punizione, quindi, nei confronti di Hezbollah, colpevole di aver mandato all’aria il progetto carezzato da molte cancellerie occidentali di rovesciare il regime di Assad. Allo stesso tempo, appare una ulteriore ingerenza nel conflitto siriano: da ieri il partito di Dio è più debole, cosa che indebolisce indirettamente anche Assad (c’è poi il particolare che di terroristi acclarati, che godono del sostegno occidentale, è gonfia l’opposizione al regime di Damasco, ma questa è un’altra storia).

Insomma, se è vero che la presenza di una milizia armata in Libano è un’anomalia pericolosa che deve essere risolta, è vero anche che il problema doveva essere affrontato in altro modo. Ovvero nel contesto articolato e multiforme del Medio Oriente, in un quadro di pacificazione complessivo tra mondo arabo e israeliano.

In questo modo sembra si sia solo gettata altra benzina sul fuoco, in un angolo di mondo già altamente infiammabile (e infiammato).