11 Luglio 2013

Lo splendore della liturgia, riverbero della bellezza di Dio

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Messa di san Basilio, Pierre de Subleyras

Sull’Osservatore romano del 12 luglio, nell’articolo: Chi ama Dio diventa bello, Marco Agostini dedica una riflessione alla Messa di san Basilio, di Pierre Subleyras; un dipinto in cui il giornalista ravvisa una vicinanza con quanto scrisse san Gregorio di Nazianzo di quella messa dell’Epifania del 371, nella quale l’imperatore ariano Valente II, guardando Basilio durante la celebrazione e l’«“ordine angelico”» dei fedeli, rimase meravigliato e turbato di fronte a tanta bellezza. «A Gregorio di Nazianzo e a Pierre Subleyras – spiega Agostini – interessa mostrare che lo splendore della messa è necessario a comunicare il perpetuarsi dell’opera della redenzione. Il Basilio del racconto, come quello del dipinto, è consapevole di agire davanti a Dio manifestando così l’aspetto sacro della liturgia che non è mai iniziativa umana. Appare evidente che sacerdoti e fedeli nella liturgia stanno alla presenza di Dio». Nel quadro di Subleyras, scrive ancora Agostini, l’imperatore sembra accorgersene e «si lascia prendere da sacro stupore, scuotere dal mistero fino a vacillare». Quella messa «tocca Valente II nell’intimo: […] lo affascina la bellezza della liturgia»: uno splendore, quello che rifulge nel celebrante e nella compostezza dei fedeli, che partecipa della «Bellezza tanto antica e tanto nuova» di Dio. «L’abbondanza della grazia – conclude Agostini -, che giunge alla Chiesa tramite l’atto sacerdotale, tocca anche i lontani che arcanamente intuiscono quale veste di gloria ricevono gli eletti quando celebrano in Paradiso l’eterna liturgia della Gerusalemme finale. I nemici non restano indifferenti; talvolta, il loro superficiale disprezzo per le vesti di gloria del sacerdote all’altare è segnale dell’inquietudine profonda che Cristo, Dio e uomo, giudice misericordioso e giusto mette nel cuore degli uomini».