9 Luglio 2013

L'esercito spara. più di 50 morti in Egitto

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Oltre 70 morti: questo il bilancio di uno scontro tra manifestanti della Fratellanza musulmana e i soldati della guardia repubblicana che presidiavano la caserma nella quale è rinchiuso Mohamed Morsi. Ma incidenti, e morti, si sono registrati anche in altre città egiziane.

È il giorno più cruento da quando l’ex presidente egiziano è stato arrestato. Ma è probabile che non finisca qui: la Fratellanza ha chiamato alla sollevazione popolare, presidia piazze e strade, ignorando gli ultimatum dei militari che hanno chiesto loro di sgombrare. 

Un caos che viene alimentato anche dall’intransigenza dei salafiti, che hanno bruciato uno dopo l’altro i candidati dell’opposizione sui quali si era trovata una convergenza per varare un governo provvisorio: prima El Baradei, poi il socialdemocratico Bahaa El-Din. 

Circolano armi, tante armi, in Egitto, e miliziani. Il mondo chiede moderazione ai militari, che moderati non sono stati in questi giorni, ma se questi possono in qualche modo obbedire ai diktat degli americani – pena la perdita degli aiuti economici -, è difficile che altri possano fare lo stesso. E se esplode la piazza ci sarà una reazione. Il rischio dell’abisso si fa sempre più prossimo. E, in fondo, ai salafiti va bene così: l’estremizzazione del conflitto potrebbe radicalizzare l’islam egiziano, facendo confluire nelle loro fila milioni di musulmani finora moderati.