24 Giugno 2013

Snowden fugge a Mosca grazie a Putin e Assange "Ha chiesto asilo all'Ecuador"

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La destinazione finale è l’Ecuador, lo stesso Paese che ha dato asilo politico a Julian Assange (da tempo ospite dell’ambasciata ecuadoriana di Londra): Edward Snowden ha beffato la giustizia americana che lo ha inseguito fino a Hong Kong e, dopo uno volo a Mosca e uno scalo tecnico a Cuba, è atteso in Ecuador. A organizzare la “grande fuga” dell’analista della Cia, che ha rivelato al mondo il sistema di spionaggio di massa ad opera degli Stati Uniti, è stata la rete che ha sostenuto Julian Assange e rivelato al mondo i cosiddetti wikileaks. Uno dei più importanti esponenti di questa rete è il giudice Baltasar Garzón (balzato agli onori della cronaca per aver incriminato il dittatore Pinochet), che ieri ha salutato la fuga con vivo entusiasmo.

Al di là dell’episodio resta il problema di questo sistema di spionaggio di massa, che gli Usa hanno motivato come necessario a prevenire attentati, anche se resta inspiegabile come tale sistema non sia in grado di monitorare il traffico di droga e i flussi finanziari che alimentano il network terroristico. Ed è questo il vero mistero racchiuso in tale titanico apparato spionistico mondiale. Difficilmente sarà smantellato, come difficilmente la partita dell’agente Snowden si chiuderà con l’asilo in Ecuador. 

La vicenda, oltre a suscitare polemiche internazionali, ha reso ancora più forti le tensioni tra gli Usa e la Russia, accusata, insieme alla Cina, di aver favorito la fuga dell’analista della Cia. La Russia ha negato ogni responsabilità, mentre il gigante asiatico a sua volta ha protestato con gli Stati Uniti per le ultime rivelazioni di Snowden, che, tra l’altro, ha rivelato come gli americani, mentre lamentavano attacchi informatici da parte dei cinesi, spiavano gli sms dei cittadini del Dragone.