14 Giugno 2013

Quella volta in cui Palmiro Togliatti chiese aiuto a Pio XII

Tempo di lettura: 2 minuti

De Gasperi, Nenni e Togliatti

Sull’Osservatore Romano del 14 giugno, in un articolo di Franesco Coco (titolo: La mano tesa) si parla dell’episodio avvenuto nel 1945 in cui Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista, chiese aiuto alla Santa Sede per salvare la sorella Maria Cristina. A Torino «arresti e rappresaglie si moltiplicarono, e nel febbraio di quell’anno giunsero a Togliatti alcune notizie inquietanti, secondo le quali sua sorella […] sarebbe stata arrestata dalla milizia fascista e “tenuta in ostaggio dalle locali autorità” […] Angosciato, il leader comunista era cosciente che solo la Santa Sede avrebbe potuto rappresentare un’ancora di salvezza». Così, nonostante precedentemente, per motivi politici, Pio XII probabilmente avesse rifiutato d’incontrarlo, Togliatti percorse quella strada attraverso De Gasperi e Montini: «il 5 marzo l’appello […] venne sottoposto in udienza all’attenzione di Pio XII», grazie al cui interessamento dopo pochi mesi si seppe che Maria Cristina era a piede libero. Conclude l’articolo: «il ricordo di quella richiesta di aiuto, che il Papa accolse in un momento tanto critico, forse non rimase completamente lettera morta. Quando il 25 marzo 1947, davanti all’Assemblea Costituente, Togliatti difese l’approvazione dell’articolo 7 della Costituzione italiana che riconosce la validità dei Patti Lateranensi, il suo discorso argomentava abilmente le ragioni di quella scelta, ma probabilmente taceva una segreta convinzione personale: senza le garanzie di quei Patti e nel vortice di un conflitto tanto sanguinoso, la Santa Sede non avrebbe mai potuto dispiegare una così capillare opera umanitaria, quella stessa azione di cui aveva beneficiato in prima persona lo stesso Palmiro Togliatti».