14 Giugno 2013

Papa Francesco: Gesù non ci ha salvati con un programma intellettuale ma con la concretezza della carne

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Cristo e la Samaritana al pozzo

San Paolo «torna sempre alla sua memoria di peccato […] Ci fa vedere la propria debolezza. Il proprio peccato. E’ un peccatore che accoglie Gesù Cristo»:  «Questo è il modello dell’umiltà di noi preti». Così Papa Francesco nella Messa del 14 giugno in Casa Santa Marta. «Se noi ci vantiamo soltanto del nostro curriculum», ha proseguito il Pontefice, «non possiamo annunziare Gesù Cristo Salvatore perché nel fondo non lo sentiamo. Ma dobbiamo essere umili, ma con un’umiltà reale, con nome e cognome: “Io sono peccatore per questo, per questo, per questo”». Perché, ha spiegato, «l’umiltà del cristiano è concreta» e se un cristiano non fa «a se stesso e neanche alla Chiesa questa confessione», non può «capire la bellezza della salvezza che ci porta Gesù»: «Fratelli, noi abbiamo un tesoro: questo di Gesù Cristo Salvatore […] del quale noi ci vantiamo. Ma lo abbiamo in un vaso di creta. Vantiamoci anche del nostro prontuario, dei nostri peccati. E così il dialogo è cristiano e cattolico: concreto, perché la salvezza di Gesù Cristo è concreta. Gesù Cristo non ci ha salvati con un’idea, con un programma intellettuale, no. Ci ha salvato […] con la concretezza della carne. Si è abbassato, fatto uomo, fatto carne fino alla fine. Ma soltanto, solo si può capire, solo si può ricevere, in vasi di creta». Concludendo, ha esortato a pregare la Samaritana «che ci aiuti a essere vasi di creta per poter portare e capire il mistero glorioso di Gesù»; essa aveva infatti un atteggiamento analogo a quello di san Paolo: «Io credo che questa donna sia in cielo, sicuro», ha spiegato citando Manzoni, perché «“mai ho trovato che il Signore abbia incominciato un miracolo senza finirlo bene” e questo miracolo che Lui ha incominciato sicuramente lo ha finito bene in Cielo».