14 Giugno 2013

"Assad ha usato gas sarin" dagli Usa aiuto ai ribelli

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Assad avrebbe utilizzato armi chimiche: questo l’annuncio dell’Amministrazione statunitense che dice di possedere prove in proposito. La Siria avrebbe dunque superato la “linea rossa” fissata da Obama, il quale da domenica al summit G8 in Irlanda del Nord discuterà con i suoi alleati sul da farsi. Secondo il Wall Street Journal tra le opzioni contemplate dagli Stati Uniti, oltre alle forniture di armi per i ribelli, ci sarebbe anche una no-fly zone su scala ridotta. Ancora nessuna dichiarazione diretta da parte di Obama. È noto, però, che da tempo sulla questione siriana il presidente subisce le pressioni dei Clinton, i quali auspicano aiuti militari diretti alle milizie che lottano contro Assad. Ancor più estrema la posizione del repubblicano John McCain e di alcuni ambienti militari, i quali, oltre alle forniture di armi all’Asl, vorrebbero addirittura imporre una no-fly zone estesa, con possibili bombardamenti aerei su alcune strutture militari dell’esercito di Assad. Tuttavia, nella conferenza stampa di ieri sera Ben Rhodes, uno dei massimi consiglieri del presidente sulle questioni strategiche, non si è sbilanciato né sul tipo di cambiamento nella strategia americana in Siria né sui tempi e sulle azioni specifiche. Alludendo alla pericolosità degli armamenti siriani – batterie contraeree made in Russia comprese –, Rhodes ha affermato «la Siria è molto diversa dalla Libia». Il silenzio del presidente Usa è segno di una pausa di riflessione all’interno dell’Amministrazione: non sembra che Obama abbia voglia di farsi trascinare in un intervento «open-ended», del quale sarebbe noto l’inizio ma non la fine. Domenica, in Irlanda, incontrerà anche Putin, con il quale discuterà della questione siriana. Certo il leader russo non sarà molto contento di questa improvvisa impennata anti-Damasco. 

Finora le Nazioni Unite sono state caute sulla questione, anzi Carla del Ponte, già procuratore capo della Corte penale internazionale e membro della commissione Onu che indaga sull’uso di armi chimiche in Siria, aveva detto che a utilizzare tali ordigni erano state le forze di opposizione. Ma come accadde per la guerra all’Iraq, la spinta a cercare un casus belli in grado di coinvolgere l’Occidente in una guerra che sembra volgere a favore di Assad, è fortissima. Da questo punto di vista, la sconfitta di Obama contro la lobby delle armi, che è riuscita a bocciare una legge sul controllo delle armi leggere, appare simbolica.