13 Giugno 2013

Il quasi mondo della tecnica dell'informazione e la guerra siriana

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Miliziano di Al Qaeda in Siria

«Walter Lippmann […] sosteneva con scetticismo l’esistenza di una quasi-realtà fatta di opinioni che la maggior parte delle persone prende per la realtà tout-court. Alla fine giunse a pensare che della realtà potesse occuparsi soltanto un ristretto numero di tecnici in grado, con coscienza di causa, di indirizzare la massa prigioniera “delle immagini nella loro testa”. Per questo Chomsky lo indica come il padre della moderna propaganda mediatica. Che c’entra tutto questo con la Siria? C’entra». Questo l’incipit di un articolo di Claudio Gallo sulla Stampa del 13 giugno (titolo: Se sono i ribelli a uccidere i civili siriani). Alla luce di questa considerazione Gallo rilegge l’atteggiamento degli organi d’informazione occidentali riguardo il massacro del villaggio siriano di Hatla, nel quale combattenti salafiti, «probabilmente stranieri», hanno ucciso sessanta civili sciiti, tra i quali donne e bambini, e distrutto una moschea: «siccome l’occidente ha deciso di sostenere i ribelli, ecco la tentazione di raccontare un quasi-mondo dove i nostri sono i buoni e gli altri i cattivi». La Bbc, spiega il giornalista, «relegava ieri la notizia della strage alla sezione Medio Oriente del suo sito. Se il massacro l’avessero fatto i cattivi, c’è da scommettere che avrebbe guadagnato la prima pagina». Conclude Gallo: «Nel quasi-mondo, dove tutto è definito e chiaro, non c’è bisogno di compassione nei confronti del nemico perché la sua malvagità l’ha escluso dall’umanità. Nel quasi-mondo i milioni del Qatar ai salafiti contribuiscono alla vittoria della giusta causa, ma nel mondo reale contribuiscono a rafforzare vicino a casa nostra gruppi che odiano l’occidente e la sua religione della democrazia. Se nel regno delle cose ultime soltanto la fede può salvare, nella nostra società solo lo scetticismo ci permette di rimanere lucidi e umani» .