9 Giugno 2013

Il Papa: l'importante non è non cadere, ma non rimanere "caduti"

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Il 7 giugno il Papa ha incontrato alcuni studenti di scuole gestite dai gesuiti. Riportiamo una domanda e la risposta del santo padre.

«Un ragazzo: Sono Francesco Bassani, dell’Istituto Leone XIII. Io sono un ragazzo che, come ho scritto nella mia lettera a te, Papa, che cerca di credere. Io cerco… cerco, sì, di essere fedele. Però, ho delle difficoltà. A volte mi vengono dei dubbi. E credo che questo sia assolutamente normale alla mia età. Dato che tu sei il Papa che credo avrò più a lungo nel cuore, nella mia vita, perché ti incontro nella mia fase dell’adolescenza, della crescita, ti volevo chiedere qualche parola per sostenermi in questa crescita e sostenere tutti i ragazzi come me.

Santo Padre: Camminare è un’arte, perché, se camminiamo sempre in fretta, ci stanchiamo e non possiamo arrivare alla fine, alla fine del cammino. Invece, se ci fermiamo e non camminiamo, neppure arriviamo alla fine. Camminare è proprio l’arte di guardare l’orizzonte, pensare dove io voglio andare, ma anche sopportare la stanchezza del cammino. E tante volte, il cammino è difficile, non è facile. “Io voglio restare fedele a questo cammino, ma non è facile, senti: c’è il buio, ci sono giornate di buio, anche giornate di fallimento, anche qualche giornata di caduta… uno cade, cade…”. Ma pensate sempre a questo: non avere paura dei fallimenti; non avere paura delle cadute. Nell’arte di camminare, quello che importa non è di non cadere, ma di non “rimanere caduti”. Alzarsi presto, subito, e continuare ad andare. E questo è bello: questo è lavorare tutti i giorni, questo è camminare umanamente. Ma anche: è brutto camminare da soli, brutto e noioso. Camminare in comunità, con gli amici, con quelli che ci vogliono bene: questo ci aiuta, ci aiuta ad arrivare proprio alla meta a cui noi dobbiamo arrivare».