5 Giugno 2013

Un tribunale egiziano: Ong Usa hanno fomentato disordini nel Paese

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«Un tribunale egiziano ha condannato 43 dipendenti di Ong, tra cui almeno 16 cittadini Usa, a pene detentive per aver usato fondi stranieri in maniera illegale con l’obiettivo di fomentare disordini nel Paese. La corte ha inoltre ordinato la chiusura e il sequestro degli uffici e dei beni in Egitto delle Ong statunitensi per cui lavoravano molti degli imputati […]. La maggior parte dei cittadini americani condannati, tra cui Sam LaHood, figlio del segretario dei trasporti Usa Ray LaHood, aveva lasciato il Paese prima dell’inizio del processo». Così sulla Repubblica del 5 giugno.

Nota a margine. Tra i motivi per cui abbiamo riportato la notizia, vi è quello che le Ong Usa sono finite nel mirino anche in altre latitudini, più fredde. La querelle che ha visto contrapposte le autorità russe, Putin in particolare, alle Ong straniere, in special modo statunitensi, ha occupato per alcuni giorni i quotidiani. Certo, lì a contrapporsi alle Ong non è stato solo un tribunale, ma un governo, cosa che ha alzato il livello della controversia. E ha dato alla decisione russa di limitarne l’operatività una patina liberticida. Ma è pur vero che in Russia c’è una sensibilità diversa sulla questione, dal momento che le Ong Usa sono state accusate di aver fomentato le varie rivoluzioni colorate fiorite negli anni passati in diversi Paesi dell’ex Unione sovietica. Non sappiamo se la condanna egiziana rappresenti una conferma a posteriori delle accuse mosse da Mosca; certo è che Putin non è il solo a guardare questi organismi con sospetto. Il problema è che l’eccessiva politicizzazione di alcune Ong non giova a un ambito, quello dell’associazionismo umanitario, che pure svolge un lavoro meritorio nell’alleviare le sofferenze di tanti ultimi del mondo.