4 Giugno 2013

Turchia la rivolta dilaga due morti a Ankara e Istanbul Erdogan assolve la polizia

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La rivolta che sta infiammando la Turchia conta i primi morti: due, negli scontri di ieri. A innescare i disordini, che hanno coinvolto le maggiori città, le leggi restrittive sulla morale pubblica, quali il divieto sul consumo di alcool, sulle effusioni in pubblico e altro. 

La polizia continua a usare la forza, attirando le critiche di ampi settori della società civile. Dai cittadini, per l’occasione, viene utilizzato come metodo di protesta lo sbattimento di pentole e padelle (a mo’ dei cacerolazo, diffusi nei Paesi di lingua spagnola; particolarmente famosi quelli dell’Argentina). Confronto duro, sul quale è intervenuto anche il capo del Dipartimento americano, John Kerry, dichiarando la propria preoccupazione per l’eccessivo uso della forza. 

Il presidente turco, Abdullah Gül, ha dato prova di moderazione e ha teso una mano ai dimostranti, instaurando un confronto a distanza con Erdogan. Dal canto suo, il premier ha criticato duramente i rivoltosi, indicandoli come vandali: i dissensi devono essere manifestati in modo civile attraverso l’espressione del voto, ha affermato. Così la frase del presidente Gül, «democrazia non significa soltanto elezioni», è suonata come critica alle orecchie del primo ministro. I due provengono dallo stesso partito, l’Akp, ma ormai sono su fronti opposti e presto si contenderanno la carica di presidente della Repubblica, in uno scontro che sarà, di fatto, un confronto tra due anime della Turchia: quella che chiede una connotazione più islamista del Paese e quella più moderata. Il mondo laico che si richiama al kemalismo di Atatürk è sceso pesantemente in campo in questo confronto, schierandosi a fianco dei manifestanti e, di fatto, a sostegno di Gül.

È un momento delicato, ed Erdogan, nel tentativo di dare prova di avere in mano la situazione, ostenta tranquillità: difende la polizia; spiega che non si tratta di una primavera araba, dal momento che in Turchia ha già avuto successo grazie a lui; e fa balenare l’ipotesi che dietro ai disordini ci sarebbero elementi stranieri. Inoltre, per dar maggior prova della sua serenità, si è recato all’estero, destinazione alcuni Paesi arabi. È ancora presto per capire se l’incendio è destinato a durare, ma di certo le elezioni prossime venture rappresentano un nodo cruciale per il destino del Paese. Il confronto tra le due anime della Turchia non potrà essere immune da tensioni.