22 Maggio 2013

La trombettina

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Ecco che cosa resta

di tutta la magia della fiera: 
      

quella trombettina, 
     

di latta azzurra e verde, 


che suona una bambina 
      

camminando, scalza, per i campi.

Ma, in quella nota sforzata,

ci son dentro i pagliacci bianchi e rossi; 
      

c’è la banda d’oro rumoroso, 


la giostra coi cavalli, l’organo, i lumini.

Come, nel sgocciolare della gronda,

c’è tutto lo spavento della bufera, 
      

la bellezza dei lampi e dell’arcobaleno; 
      

nell’umido cerino d’una lucciola 


che si sfa su una foglia di brughiera, 
     

tutta la meraviglia della primavera.

Corrado Govoni

Sono versi – tratti da Il quaderno dei sogni e delle stelle, del 1924 – tra i più celebri e i più antologizzati di Corrado Govoni (1884-1965), poeta crepuscolare (con un’intonazione personalmente impressionistica mantenuta anche durante la sua adesione al futurismo).

In questa lirica troviamo squadernati motivi del «fiabesco inventario privato», per usare la sintetica definizione di Montale, costituito da sensazioni e oggetti fanciulleschi in cui Govoni traduce i fenomeni della realtà.

In tale colorata ingenuità, c’è il dramma consueto della fine di qualcosa di eccezionale, il racconto delle povere e fragili vestigia di quanto rimane “dopo” un evento meraviglioso: il sipario cala su una bellissima festa, un grandioso evento naturale si placa.

Lo sguardo del poeta intuisce la presenza ancora piena del fatto straordinario negli scabri segni – una «nota sforzata», lo «sgocciolare della gronda» – che ne rimangono. Così come avverte la meravigliosa presenza della primavera in un lucore fievole di lucciola.

Di cose grandi e belle accadute talvolta si conservano misteriosamente tracce minime e inermi: esse possono suggerire nostalgia o speranza. Il poeta, come sempre, non svela il mistero, ma trova facili parole e una musica lieve per descriverlo.

Paolo Mattei

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