Postille
9 novembre

Elezioni Usa: il rilancio di Trump, la fine della Clinton

Possono sembrare elezioni da poco quelle concluse ieri in America, dal momento che sono andati a votare solo i cittadini della Virginia, del New Jersey e di New York, invece è tutt'altro. Non solo perché si sono svolte a un anno dalla vittoria di Donald Trump, quindi una sorta di test per la presidenza, ma soprattutto per le indicazioni che hanno fornito. I democratici

Mondo
8 novembre

Trump: la crisi coreana? Si risolverà

Segnali distensivi di Donald Trump sulla crisi della Corea del Nord, finora approcciata con toni più che muscolari. Li registra Federico Rampini sulla Repubblica dell'8 novembre, che spiega come il presidente americano, pur giungendo in Corea del Sud con seguito di portaerei e sottomarini atomici, afferma: «Speriamo con Dio di non doverli mai usare». E, in una base militare

Mondo
8 novembre

Libano: la misteriose dimissioni di Hariri

Le dimissioni del primo ministro libanese Saad Hariri, annunciate a sorpresa sabato scorso nel corso di una visita a Ryad, sono in molti a pensare che siano state imposte dal principe ereditario saudita Mohamed bin Salman, in concomitanza delle purghe che questi ha avviato per sbarazzarsi dei suoi avversari politici, veri e presunti. Il premier del Paese dei cedri ha

Mondo
7 novembre

Arabia saudita vs Iran

«Siamo giunti allo scontro frontale tra Arabia Saudita e Iran. Ma il sistema di governo a Riad è troppo diviso, non organizzato per sostenere il confronto con quello centralizzato di Teheran. Da qui la mossa del principe ereditario Mohamed bin Salman, che eliminando ogni possibile concorrente tra i principi, i ministri e gli ex ministri sauditi si prende il potere

Postille
6 novembre

Trump d’Asia

«Nessun dittatore, nessun regime, nessuna nazione dovrebbe sottostimare la determinazione americana» ha affermato Donald Trump alle truppe americane in una tappa del suo viaggio in Asia, che lo porterà in Giappone, in Vietnam, nelle Filippine e in Cina. Dichiarazioni dure quelle di Trump, indirizzate alla Corea del Nord e al suo presidente. D'altronde il viaggio, secondo

Mondo
6 novembre

Le purghe saudite e Hariri

Venti di guerra riprendono a spirare in Medio Oriente: l'annuncio delle dimissioni del primo ministro libanese, Saad Hariri, avvenuto a Ryad, s'intreccia con il giro di vite che si sta consumando nella stessa Arabia Saudita, dove si registrano delle vere e proprie "purghe". «La fine della guerra all'Isis in Siria e Iraq, ormai imminente», spiega Giordano Stabile sulla

Postille
4 novembre

Finisce la carriera della Clinton

La ricreazione è finita e Hillary Clinton esce definitivamente dalla scena politica americana. La paladina dei diritti delle donne era già stata devastata dallo scandalo Weinstein, il produttore hollywoodiano intimo della famiglia travolto dalle accuse di aver abusato del suo potere per molestare le attrici. Ma a dare il colpo di grazia (tanti i sensi dell'espressione...)

La pulce nell'orecchio
4 novembre

Elvis Presley e Blade runner 2049

Come un fiume che scorre sicuro verso il mare, funziona così. Certe cose sono destinate ad essere. Prendi la mia mano, prendi anche tutta la mia vita perché non posso evitare di amarti.   Non possiamo andare avanti insieme se siamo sospettosi, non possiamo costruire su menti sospettose. Lascia che il nostro amore viva E asciuga le

Postille
4 novembre

Il senso dei neocon per i curdi

In un editoriale pubblicato sul Corriere della Sera del 2 novembre, Paolo Mieli lancia un appello a favore della causa curda. L'Occidente, spiega, ha scelto di ignorare il grido del popolo curdo, che ha combattuto e vinto l'Isis ma al quale è negato il sogno di un proprio Stato. Si rimprovera cioè agli Stati Uniti e ai suoi alleati di aver abbandonato al proprio destino

Mondo
2 novembre

Di Catalogna e illusioni

Omero Ciai, sulla Repubblica del 2 novembre, ritorna sulla crisi della Catalogna per spiegare che la mossa di Carles Puigdemont di rifugiarsi in Belgio «è stato un colpo da maestro», come spiega al cronista Francesca Ferrares, esponente di spicco della causa secessionista. Di fatto l'ex presidente della Generalitat catalana e i suoi quattro ex ministri riparati in

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