14 ottobre 2020

Il NYT: pietà per l'Iran, devastato da Covid e sanzioni

Non è usuale che dagli Stati Uniti si levino appelli per l’Iran. Lo Fa il New York Times in un articolo firmato dalla redazione dal titolo: “Il bilancio delle vittime del Covid-19 in Iran è in aumento. Mostra pietà, Trump”.

Lo scritto registra come le sanzioni contro l’Iran stiano flagellando il Paese già devastato dal Covid-19. A tali misure, peraltro, se ne aggiungono sempre di nuove.

“La scorsa settimana – annota il NYT – l’amministrazione Trump ha sanzionato 18 banche iraniane, forse le ultime istituzioni finanziarie con legami internazionali non toccate dalle sanzioni del Dipartimento del Tesoro”.

Il tentativo è quello “di isolare ermeticamente l’economia iraniana dal resto del mondo”.  La mannaia delle sanzioni, spiega lo scritto, non colpisce più solo imprese o istituzioni accusate di avere un ruolo nello sviluppo del nucleare, ma, come nel caso delle banche in questione – alcune delle quali sono dirette a sostenere famiglie e agricoltura -, cala in maniera generalizzata.

Insomma, sotto l’amministrazione Trump è diventato “criminale” anche solo essere iraniani. È la politica estera fondata sulla dottrina della “massima pressione”, che secondo la propaganda dell’amministrazione Usa dovrebbe costringere gli antagonisti a negoziare un nuovo accordo sul nucleare in sostituzione di quello dal quale gli Usa si sono sottratti unilateralmente.

Massima pressione che gli Usa hanno usato anche per contrastare una richiesta di aiuto di Teheran al Fondo monetario internazionale: 5 miliardi di dollari, che il Fondo, data l’indebita pressione, non ha ancora concesso.

Così sul NYT: “Barbara Slavin, direttrice della Future of Iran Initiative presso l’Atlantic Council, definisce la campagna americana di ‘massima pressione’ contro l’Iran ‘sadismo mascherato da politica estera’”.

Peraltro, tale politica, come annota il giornale Usa, ha avuto come unico esito quello di “rafforzare gli intransigenti” nella controparte iraniana.

Infine, il NYT annota che le autorità iraniane all’inizio della pandemia hanno annunciato il rilascio di tanti cittadini che avevano conosciuto le patrie galere, circa 85mila.

Tra questi però, lamenta il giornale della Grande Mela, non sono annoverati i prigionieri politici. Ma il recente rilascio di Narges Mohammadi, un importante difensore dei diritti umani e attivista contro la pena di morte, in prigione dal 2015, apre spiragli anche in tal senso.

Così il NYT si spende per il rilascio di un’altra attivista, Nasrin Sotoudeh e di altre figure dell’opposizione. Da qui la conclusione: “Liberare lei e altri prigionieri politici mostrerebbe al mondo che i leader iraniani in questa pandemia sono capaci di pietà e che anche l’Iran merita pietà”.

Insomma, al di là delle roboanti dichiarazioni, da sottoscrivere, il NYT chiede banalmente un ammorbidimento dell’amministrazione Usa in cambio del rilascio dei prigionieri politici.

Insomma, il NYT fa dipendere la sorte dei cittadini iraniani dal rilascio dei prigionieri, questione complicata dal fatto che tra questi alcuni sono accusati di essere spie al soldo degli americani e di aver procurato seri danni e morti al Paese durante le proteste dello scorso anno.

Ciò complica le cose né si comprende perché legare così strettamente l’ammorbidimento delle sanzioni a tale cedimento da parte autorità iraniane. L’uso del Covid-19 come mezzo di pressione è criminale e disumano in sé. Punto.

Ma al di là delle complicanze del caso, resta questo raro appello alla ragionevolezza, che si spera possa avere un qualche tipo di riscontro.

Non avverrà certo a breve: le elezioni presidenziali sono troppo vicine e se Trump facesse un gesto del genere si attirerebbe le critiche di alcuni potenti ambiti che lo sostengono.

Resta così da attendere, nella speranza che la ragionevolezza prenda il sopravvento sulla follia di questi ultimi anni. Intanto il “sadismo” made in Usa, come da definizione della Slavin, imperversa sugli iraniani.

 

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