9 ottobre 2020

Nagorno-Karabach: Putin convoca a Mosca i duellanti

Nagorno-Karabach: Putin convoca a Mosca i duellanti

Va in porto un’iniziativa di Vladimir Putin, che nei giorni scorsi ha telefonato a Ilham Aliyev, presidente dell’Azerbaijan, e Nikol Pashinyan, primo ministro armeno, per  chiedere la cessazione delle ostilità nel Nagorno-Karabach, la regione autonoma contesa dai due Paesi.

I colloqui sono finalizzati ad arrivare a una tregua “per motivi umanitari, al fine di scambiare le salme delle vittime e i prigionieri”, come dettaglia un comunicato del Cremlino.

Insomma, si tratta di un’iniziativa dalla portata minimale, evidentemente l’unico modo per dar inizio al dialogo tra le parti, che sembra dover portare un risultato minimale, cioè solo una sospensione delle ostilità. Ma è ovvio che le aspettative sono più alte, cioè dare avvio a un primo negoziato per arrivare alla sospirata pace.

A sedere al tavolo dei negoziati con i ministri dei Paesi belligeranti è il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, che cercherà di spuntare il più possibile. La Russia non può permettersi che il conflitto prosegua. Troppo alti i rischi di escalation che, al di là dell’esito della guerra, porterebbero una destabilizzazione duratura ai suoi confini.

In attesa delle conclusioni dei colloqui, l’arrivo dei due alti diplomatici a Mosca va registrato con un sospiro di sollievo dopo tanta guerra. E come un indubbio successo del Cremlino.

 

Ps. La Russia non si è impegnata in questa guerra, avendo chiarito che pur sentendo l’obbligo di difendere l’Armenia, come da accordi derivanti dal Csto, non avrebbe partecipato agli scontri che si stanno svolgendo nella regione autonoma del Nagorno-Karabach.

Nonostante ciò, ieri  l’aviazione di Mosca ha bombardato e distrutto i campi di addestramento dai quali provenivano le milizie filo-turche che Ankara ha inviato a supporto dell’Azebaijan (Avia pro).

L’operazione è stata condotta lontano dal teatro di guerra, in Siria, hub di tali milizie, nei pressi dell’enclave della regione di Idlib, controllata da al Qaeda.

Non un intervento diretto, dunque, e però un chiaro segnale alla Turchia, scesa in campo a fianco dell’Azerbaijan. Serve a dimostrare che la Russia non è disposta a tollerare una sfida tanto aperta alla sua sicurezza nazionale.

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