10 settembre 2020

Ci scrive Amazon... addirittura

Avevamo dedicato una delle ultime note ad Amazon, alla sua predominanza dell’e-commerce occidentale e sulla sua recente multiforme proiezione globale, data dall’apertura di nuove direttrici imprenditoriali, dalla Tv all’High Tech etc.

La replica di Amazon, davvero inattesa, giunge gradita, dato che dettaglia tutti i campi nei quali è entrata in competizione con gli altri colossi, di prospettiva monopolistica nei loro settori, che nella nostra nota non avevamo identificato, rimandando semplicemente alla foto che l’accompagnava.

Amazon spiega, inoltre, che paga tasse come tutti e più di altri, problema non affrontato nel nostro articolo, dato che è comune a tanti colossi globali, in particolare le Big Tech, ai quali la legge italiana, ma soprattutto l’attuale assetto geopolitico del mondo, dà modo di eludere in maniera del tutto legale quanto ai comuni cittadini è negato.

Ma evidentemente è un nervo scoperto per Amazon, dato un interessante rapporto di Mediobanca del 2019 (da allora poco o nulla è cambiato), successivamente contestato dall’azienda. Problema complesso.

Ovviamente, la replica non poteva tacere sulle tante accuse, da noi sintetizzate, sull’organizzazione del lavoro: i lavoratori non sono affatto sfruttati, spiega Amazon, ma hanno contratti regolari e le condizioni di lavoro sono congrue.

Forse un’illusione ottica la nostra, ma pare sia alquanto diffusa: Il Fatto quotidianoThe Guardian, New York Post, New York Magazine, The Observer, Los Angeles Times, Time, Al Jazeera, The Mirror, Le Monde, Le Parisien… potremmo continuare, ma il punto è un altro.

Siamo sicuri che tutto, in Amazon come in altri colossi, è a norma di legge. Il problema è che rispettare le attuali norme del lavoro non assicura affatto riguardo alle condizioni di lavoro. In fondo anche la schiavitù, in America e altrove, non violava alcuna legge dell’epoca.

Le leggi sul lavoro – come anche quelle riguardanti i tributi e altro – possono garantire certi aspetti, ma risultare meno efficaci in taluni meccanismi e sistemi di lavoro nuovi. Urgerebbero adeguamenti, ma è arduo produrre riforme in tal senso in un mondo consegnato al liberismo sfrenato.

Da ultimo, se la missiva di Amazon ci ha in qualche modo lusingati, siamo rimasti alquanto perplessi per l’attenzione suscitata in cotale colosso dal nostro piccolo sito. Intelligence notevole, attenta, anche se, ci permettiamo, potrebbe apparire eccessivamente pervasiva, col rischio di esiti opposti alle intenzioni.

Di ieri la nomina del generale Keith Alexander nel suo consiglio di amministrazione. Il generale era direttore dell’Nsa (Nacional Security Agency). Commistione che a qualcuno potrebbe apparire bizzarra.

Peraltro il generale è noto alle cronache, perché sotto la sua direzione l’intelligence Usa ebbe a sviluppare un programma di sorveglianza di massa che un tribunale Usa ha dichiarato illegale quanto inutile allo scopo dichiarato: nato per prevenire attentati, non sembra sia servito affatto. Bizzarro sì… la nomina ha attirato critiche diffuse, tra cui quelle interessanti di Snowden, l’analista della Cia che ebbe a rivelare quella sorveglianza.

 

 

La replica di Amazon 

Gentile Redazione,

abbiamo letto l’articolo pubblicato martedì 8 settembre dal titolo “Amazon e il monopolio multiforme” e vorremmo chiarire anche ai vostri lettori alcuni punti ed interpretazioni basate su fatti o dati imprecisi o errati.

In particolare rispetto all’accusa di monopolio, è facile confondere l’estensione orizzontale con la profondità verticale. Se un’azienda come Amazon offre servizi e prodotti che toccano diversi aspetti della vita, nelle aree più diverse, può sembrare che sia ovunque.

Se si guarda a tutte quelle attività, come l’infografica dell’articolo dimostra chiaramente, la concorrenza è incredibilmente intensa. Nella vendita al dettaglio, abbiamo Wal-Mart, Target, Best Buy, Aldi, Carrefour, Alibaba, Wish e molti altri. Ogni giorno vengono inventati più modelli di business.

Per quanto riguarda i video, abbiamo Hulu, Netflix, Google e infine Facebook e altri che stanno creando contenuti. Sul lato AWS, ci sono Microsoft, Google, IBM, Oracle e SAP. C’è una forte concorrenza in ogni attività in cui operiamo. La nostra attenzione è sempre stata e sempre rimarrà focalizzata sui clienti e su come possiamo quotidianamente migliorare i nostri servizi per loro. 

Per quanto riguarda la nostra attività principale, è importante sottolineare che esiste un solo mercato al dettaglio con canali online e offline. Amazon rappresenta meno dell’1% del mercato al dettaglio globale e meno del 4% della vendita al dettaglio negli Stati Uniti. In Italia l’e-commerce è in aumento ma continua a rappresentare una piccola parte degli acquisti complessivi (8%).

Il mercato al dettaglio globale in cui operiamo è straordinariamente ampio e competitivo. Ogni giorno, Amazon compete contro altre aziende affermate, a volte grandi più del doppio. Come quasi ogni altro segmento della nostra economia, la tecnologia ha solo reso la vendita al dettaglio più competitiva e oggi non esiste più un cliente monocanale, nessuno acquista solo online o nei negozi fisici. I clienti vanno ovunque trovino comodità e servizi.

Nel corso dell’emergenza COVID-19, l’e-commerce ha registrato sicuramente una crescita, ma questa è stata un’opportunità per migliaia di piccole e medie imprese italiane per le quali Amazon e l’e-commerce hanno rappresentato l’unica possibilità di continuare a svolgere la propria attività durante l’isolamento.

Dal giorno in cui abbiamo lanciato Amazon in Italia ad oggi, abbiamo creduto nell’imprenditoria italiana e portato innovazione, investimenti e posti di lavoro. Amazon ha investito in Italia oltre 5,8 miliardi dal 2010 al 2019 volti a costruire l’infrastruttura digitale e fisica per fornire prodotti e servizi a milioni di clienti italiani e ad aiutare lo sviluppo digitale delle oltre 14.000 piccole e medie imprese italiane che vendono attraverso Amazon.

Nel 2019, proprio queste piccole e medie imprese hanno esportato prodotti italiani nel mondo per un valore superiore ai 500 milioni di Euro. Inoltre, secondo un nuovo studio della società indipendente di consulenza e analisi economica Keystone, Amazon ha contribuito al prodotto interno lordo (PIL) in Italia per 7,6 miliardi di Euro, tra il 2010 e il 2019, creando  – per effetto indiretto di questi investimenti, più di 120.000 nuovi posti di lavoro.

Mentre continuiamo ad assumere, investire e crescere in Italia, Amazon contribuisce anche al gettito fiscale attraverso le tasse, sia dirette che indirette, che vengono riscosse dal Governo a seguito delle nostre attività sul territorio nazionale. Dal 2015, abbiamo una stabile organizzazione in Italia che registra tutti i ricavi, le spese, i profitti e le imposte dovute in Italia per le vendite al dettaglio su Amazon.it. Nel 2019, i ricavi totali delle attività di Amazon in Italia sono stati di 4,5 miliardi di Euro, gli investimenti di 1,8 miliardi di Euro e il nostro contributo fiscale complessivo di 234 milioni di Euro.

Amazon è un datore di lavoro corretto che offre stipendi competitivi. Inoltre in termini di sicurezza rispettiamo i più elevati standard del settore. Una delle ragioni per cui riusciamo ad attrarre così tante persone è che la nostra priorità numero uno è assicurare un ambiente di lavoro positivo e sicuro.

Invitiamo chiunque sia interessato a venire a vedere con i propri occhi come si lavora all’interno di un centro di distribuzione Amazon partecipando ad un tour guidato presso uno dei nostri siti aperti al pubblico, ulteriore prova della nostra politica di completa trasparenza.

Grazie per la considerazione.

Amazon

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