2 settembre 2020

Il voto Usa potrebbe rivelarsi una grande illusione di massa

La campagna elettorale degli USA è sempre più infiammata, né si prevedono cali di tensione, anzi. Nella feroce contesa, una notizia che interpella. La Hawkfish, società alla quale i dem hanno affidato la gestione più nevralgica della campagna elettorale, quella digitale, ha rivelato che la notte dello scrutinio il mondo potrebbe assistere a un “miraggio”: il voto ai seggi premierebbe Trump, ma il verdetto sarebbe ribaltato dallo scrutinio del voto postale (Axios).

Il paradosso del voto postale

L’anomalia si spiegherebbe con un algoritmo alquanto singolare: mentre i repubblicani si recheranno ai seggi, tanti elettori democratici, “per la paura del coronavirus”, voteranno per posta.

Algoritmo bizzarro che stona, solo per fare un esempio, con quanto si è visto in questi mesi e quanto riferito dai media pro-dem riguardo alle manifestazioni di piazza che si succedono da tempo in tutto il Paese.

Tali media, registrando con favore l’afflusso massiccio alle manifestazioni anti-Trump, rilevavano come per tanti scendere in piazza fosse troppo importante per farsi frenare dalle preoccupazioni sul virus (vedi New York Times o la nota di Intelligencer sul fatto che le proteste non hanno aumentato i rischi-contagio).

Paradosso vuole, quindi, che le piazze affollate siano meno rischiose di seggi che si presume sanificati.

Votazione e profilazione

Ma al di là di questo e altri paradossi, qualche riga va spesa per Hawkfish, la società protagonista della profezia riferita da Axios. Tale società è nata per sostenere la candidatura alla presidenza di Michael Bloomberg, che, pur fallendo, ha contribuito, come da intento iniziale, a fermare la corsa di Bernie Sanders alla Casa Bianca.

Lo spiega Wired, media distante anni luce da Trump, in un articolo dal titolo significativo: “Come l’armata digitale di Bloomberg sta ancora combattendo per i democratici”.

Fallito l’obiettivo, spiega Wired, l’Armata di Bloomberg si è messa in moto per portare Joe Biden alla Casa Bianca, il tutto finanziato dall’oligarca americano.

Un’armata che ha arruolato esperti di ogni settore e che ha accesso a dati impossibili ai più. Dati sugli elettori americani, sui loro gusti e i loro comportamenti, ottenuti grazie ai “clic” degli stessi su pubblicità e, si presume, sui social, dove transita la maggior parte della pubblicità.

Hanno in mano, cioè, le cosiddette profilazioni, ottenute per vie legali, ovviamente. Ma il tutto ricorda un po’ la vicenda dl Cambridge Analytics, che suscitò scandalo per aver dato ai propri committenti, tra cui l’ex Consigliere alla Casa Bianca John Bolton, analisi psicologiche degli utenti di Facebook per scopi politici (New York Times). Tante le interpretazioni delle leggi, che si perdono nello spazio virtuale.

La società segreta

Perplessità destano, nello scorrere la nota di Wired, queste righe: “Mesi dopo la costituzione della società nel 2019, un team della CNBC ha tentato senza successo di individuare l’edificio in cui lavoravano i dipendenti di Hawkfish, arrivando, a fine ricerca, all’indirizzo del contabile di Bloomberg”.

Forse adesso meno segreta, la Hawkfish sta lavorando sodo per Biden. E il suo asso nella manica sembra proprio il voto postale.

A luglio, scrive Wired, “due dozzine di ingegneri, designer e product manager si sono dati convegno su Zoom per un check-in su un progetto software: un’app per aiutare le persone a registrarsi per votare per posta”.

“Gli sviluppatori avevano pedigree importanti, dato che provenivano da Google e Amazon. Gran parte della discussione si è incentrata sulla valutazione dei dettagli del design perché abbia il potenziale di invogliare gli utenti a registrarsi o di irritarli così tanto da rinunciare”.

“Una delle principali iniziative per il 2020 è fare tutto il possibile per sostenere il voto per posta”, spiega David Hammer, uno dei responsabili del team. “Abbiamo fatto il massimo sforzo per comprendere gli atteggiamenti nei confronti del voto per posta, capire come si sono modificati questi atteggiamenti mentali e tradurli in modelli nei file degli elettori in modo che possiamo capire come massimizzare il voto per posta”.

La losca Hawkfish

“E se il voto per corrispondenza finisse con un’elezione irrisolta che arriva in tribunale? Hawkfish si sta preparando anche per questo, afferma Mendelsohn [altro leader del team, ndr.], anticipando che i suoi dati potrebbero essere utili per confrontare le intenzioni degli elettori con risultati che appaiono, beh, improbabili”.

Un po’ quel che è successo in Bolivia, dove il voto a favore di Evo Morales è stato contestato in base ad asserite incongruità dello scrutinio osservate da esperti analisti. Analisi che poi si è rivelata infondata, quando ormai il leader boliviano era fuori dai giochi (New York Times).

Sulla Hawkfish pesa peraltro il giudizio tombale della democratica progressista Alexandria Ocasio Cortez, che l’ha definita una società “losca” (sempre Wired).

I democratici hanno insistito per allargare il voto per posta usando del coronavirus, ingaggiando sul tema una furiosa battaglia, sostenuta dai media, contro Trump, che paventava frodi.

Così che il coronavirus è stato utilizzato due volte: per accusare Trump di averlo fatto dilagare e per favorire un sistema di voto che i dem reputano di poter “massimizzare” (?). Mai si era vista una malattia tanto “politicizzata“.

Vero, il giorno delle elezioni si rischia il “miraggio”. Ma l’illusione potrebbe riguardare non tanto l’esito del voto, quanto il voto stesso, vuoto esercizio alla mercé degli illusionisti del web e dei media.

 

 

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