29 agosto 2020

Navalny avvelenato, Putin infamato

Sul tema dell’avvelenamento del blogger anti-Putin Alexej Navalny abbiamo scritto in altra nota, alla quale rimandiamo. Abbiamo trovato consonanze con un articolo rilanciato da Dagospia, che ci pare interessante, del caso, proporre all’attenzione dei lettori.

In particolare, ci pare opportuno sottolineare il cenno al fatto che, nonostante quanto scrive certa narrativa banalizzante, Putin e il suo entourage non hanno il controllo capillare di tutto quel si muove e accade in Russia.

Inoltre, nell’articolo, il report delle tante e diversificate analisi cliniche e degli interventi subiti dal paziente al suo arrivo all’ospedale, che denota la volontà di salvargli la vita, e il cenno, qui più interessante, alle varie tecniche dei servizi di intelligence per eliminare personaggi scomodi, come l’incidente fatale o le sostanze che inducono infarto e non lasciano tracce, usate perché non lasciano alcun indizio.

Un’altra tecnica non citata nella nota sembrerebbe quella di indurre il tumore, ipotesi accreditata in Venezuela per la morte del presidente Hugo Chavez, il cui decesso fu causato da un tumore ai polmoni.

Un’ipotesi che si voleva avvalorata dalla misteriosa morte di Yasser Arafat, per il quale una successiva commissione internazionale ha poi stabilito il decesso naturale (forse raffreddore).

Ma soprattutto pretendeva di prendere forza dal fatto che nello stesso periodo, e in parallelo a Chavez, vari capi di Stato latinoamericani invisi agli Stati Uniti contrassero tumori poi non risultati fatali e però altrettanto fatalmente inabilitanti (Lula da Silva in Brasile, Cristina Kirchner in Argentina).

Ipotesi non tanto assurda, al di là della sua effettiva realizzazione (gli Usa hanno ovviamente respinto ogni addebito), se si pensa alla vicenda del povero Alexander Litvinenko, morto per tumore a seguito di un avvelenamento causato da polonio radioattivo (a seconda della dose di radiazioni il tumore risulta più o meno fulminante e quindi è più o meno riscontrabile la radioattività pregressa).

Ma al di là degli scenari più o meno oscuri del passato, resta la misteriosa vicenda dell’avvelenamento di Navalny, sul quale difficilmente si potrà far chiarezza. Certe operazioni, in genere, non lasciano tracce. Anche tale probabile impossibilità contribuirà a rendere la “colpa” di Putin incancellabile da certe narrazioni.

Per visionare l’articolo ripreso da Dagospia, cliccare qui.

 

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