28 agosto 2020

Amazon: una interessante sentenza in California

È del 13 agosto la sentenza Bolger vs. Amazon.com Inc. della Corte d’appello della California che, ribaltando quella di primo grado, stabilisce che il colosso di Jeff Bezos “è responsabile per i danni provocati dai prodotti resi disponibili tramite il sito, anche se il cliente compra da un venditore che opera nel marketplace nella modalità ‘Fulfilled by Amazon’”. Lo segnala un pezzo apparso su Wired a firma dell’avvocato e docente accademico Andrea Monti. La sentenza appare rivoluzionaria e in base ad essa il cliente ricoverato per due settimane in ospedale per esplosione di una batteria ha diritto a chiedere i danni alla notissima e potente azienda di e-commerce.

Amazon si è difesa affermando “di non essere parte del rapporto giuridico fra venditore e acquirente, di avere ‘semplicemente’ messo a disposizione un’infrastruttura e di non poter essere considerata responsabile per le dichiarazioni sul prodotto che provengono dal venditore effettivo”. Le motivazioni della sentenza sono rilevanti anche per il fatto che i principi seguiti sono trasferibili in altri ordinamenti come quello italiano. I giudici californiani affermano che la modalità ‘Fulfilled by Amazon’ è molto di più della messa a disposizione “di una infrastruttura per mettere in contatto domanda e offerta. ‘Lato venditore’ Amazon impone regole molto rigide sui prezzi, sulla qualità e sulla sicurezza, e si riserva il diritto di non commercializzare il prodotto. ‘Lato cliente’ Amazon gestisce il contatto con l’acquirente, il processo di acquisto e di incasso”. A ciò si aggiungono la spedizione e la ‘Garanzia dalla A alla Z’, che contribuiscono a costituire un ecosistema molto affidabile che crea un’alta reputazione per l’azienda.

Di conseguenza, “pur essendo vero che in teoria il fornitore di servizi online è un semplice intermediario privo di responsabilità, nella pratica Amazon ha un modo di gestire venditori e acquirenti che la individua come un elemento strutturale della catena di vendita dalla quale non può chiamarsi fuori”. Stabilito il ruolo di Amazon, cosa dire delle dichiarazioni sui prodotti che veicola? “A poco vale, scrive la Corte, eccepire che contrattualmente Amazon.com non presta garanzia su quanto venduto da terzi, se poi si fa in modo che il pubblico capisca il contrario”. Nella sentenza si legge: “…Amazon does everything in its power and goes above and beyond to make sure that we’re providing the best customer experience, including safe products”. (trad : Amazon fa tutto ciò che è in suo potere e va ben oltre per assicurarsi di fornire la migliore esperienza al cliente, compresi i prodotti sicuri).

Che conseguenze potrebbe avere la sentenza? Una maggiore attenzione alle strategia di marketing digitale da parte delle aziende e una maggiore chiarezza nel distinguere le responsabilità degli Internet Provider da quella degli OTT (acronimo di “Over The Top”), vale a dire le imprese che forniscono, attraverso Internet, servizi, contenuti e applicazioni.


È auspicabile che la sentenza inviti i legislatori a prendere atto che il termine ‘piattaforma’ “non è soltanto un termine commerciale o tecnico ma che ha un preciso significato giuridico in termini di assunzione di responsabilità”. Occorre tenere presente che si tratta di una decisione valida per ora solo in California: altri Stati potrebbero decidere altrimenti. Però è il caso di segnalare che è la prima sentenza del genere e che altri ordinamenti potrebbero ispirarsi ad essa. È dunque un precedente innovativo negli USA e anche una decisione basata su elementi giuridici operanti anche in Europa che regola un tema complesso che coinvolge i diritti delle imprese e dei singoli individui.

 

Ps. Non ci illudiamo che questo sia un ostacolo irrimediabile per i legali di Amazon che probabilmente  riusciranno presto a girare la frittata. Ci limitiamo, per una volta, a registrare una piccola sconfitta per il gigante delle vendite.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPrint this page