20 agosto 2020

Draghi o dell'improduttivo

Mario DraghiGrande eco di entusiasti per il Discorso di Draghi. D’altronde la corsa a salire sul carro del vincitore è sport antico e accettato. Ma risulta straniante individuare in un altro uomo della provvidenza – suo malgrado – l’Artefice e Sommo Sacerdote della Ricostruzione post pandemia, in un Paese che ha conosciuto il ventennio fascista ed è stato fondato sulla Ricostruzione dalla sue rovine.

Già, perché le laudi generali non sono indirizzate al Discorso, vago come vaga è stata la sua presidenza della Bce (dove nulla ha fatto se non stampar soldi, esercizio banale nobilitato dal termine tecnico – Quantitative Easing,) quanto alla sua persona e allo Spirito che che da essa promana e si manifesta.

Draghi o del Debito irredimibile

Ma al di là, resta incomprensibile, nella vaghezza del Discorso, un cenno laudato oltre ogni laude: l’elegia del “Debito”.

Tale condizione, normalmente vista come una disgrazia, dato che una famiglia indebitata è inguaiata e che nel Padre Nostro il debito è citato solo per ottenerne e promettere di darne remissione, è stata invece rivestita di aurea dignità.

Il Debito che l’Italia ha contratto con Bruxelles nella crisi coronavirus deve considerarsi cosa buona e giusta. Non cappio che strangola, ma volano.

Nulla da recriminare con Bruxelles, dunque, che quindi non necessita riforme strutturali nonostante l’ennesima manifestazione dello strapotere dei forti e della Finanza contro le ragioni fondanti del vincolo associativo e delle necessità dei molti (ripetizione della tragedia greca).

L’Unione ci vuole virtuosi, e ciò basta. Tale Debito sarà “buono” se genererà produttività, mentre sarà “cattivo” se improduttivo.

L’ovvio riferimento di tale reprimenda è ai soldi dati a pioggia a quanti in questi mesi sono “campati” con cassa integrazione, sussidi, reddito di cittadinanza e altro. Ma se certo ci sono stati errori e storture, innegabili e censurabili, è però anche vero che senza tutto ciò tanti sarebbero morti di fame.

Piuttosto che un rigetto totale di tale modo di investire il Debito, dunque, si dovrebbe parlare di un’indispensabile armonizzazione tra l’esigenza di dar da mangiare agli affamati e quella di far ripartire una macchina in panne. Non una dialettica hegeliana buono-cattivo, dunque, ma un più prosaico realismo.

Assistenza e sussistenza

Peraltro, il Discorso sarebbe suonato più convincente se nei sussidi improduttivi avesse incluso anche i 6 miliardi di euro, seimiliardidieuro, dati alla vecchia Fiat, oggi FCA, con sede in Olanda, la quale, incassati i soldi, si è consegnata alla Peugeot – attraverso una fusione che parla francese – e ha destinato oltralpe alcuni rami della produzione.

Ciò mentre altre aziende, che tra produzione e indotto danno lavoro meno della Fca ma neanche tanto, e che producono in Italia e non hanno sede legale in Olanda, hanno ricevuto sussidi neanche minimamente paragonabili.

Piccola stortura che pure va segnalata, anche perché la Fca, tramite la finanziaria Exxor, è padrona di due dei tre quotidiani più importanti d’Italia, Repubblica e Stampa.

A tali quotidiani sono confluiti soldi dalla finanziaria in questione e non nella controllata Fca, con evidenti contraddizioni. Solo per fare un esempio, se la Exxor non avesse acquisito Repubblica, forse, magari, avrebbe avuto più soldi in cassa e meno bisogno dei seimiliardi-sei, che poi son soldi di chi paga le tasse e non loro, dato che sono legalmente olandesi (di quell’Olanda che ci ha Ruttamato).

Banalità, forse, ma seimiliardidieuro non son tanto banali. Ecco, se il Sommo avesse fatto un cenno anche indiretto a questo e ad altro assistenzialismo similare (salvataggio Monte Paschi necessitato dalla pregressa dissipazione finanziaria, etc.), sarebbe stato più convincente nella sua esecrazione del Debito “cattivo” prodotto dall’assistenzialismo.

Il punto, il rovello, è che invece, per tornare all’esempio Fca, la donazione di questi seimiliardidieuro il Sommo potrebbe giudicarla come investimento buono e produttivo, al contrario dei nefasti sussidi di sussistenza.

Di certo così l’hanno interpretato tanti cronisti ed editorialisti dei quotidiani citati, che hanno incensato il Sommo e lo Spirito del suo Discorso.

Finanza e produzione

Tutto ciò non tanto per stigmatizzare alcunché – così va il mondo -, solo per accennare al fatto che produttività e improduttività son termini di varia interpretazione, un po’ come i bilanci delle aziende e delle banche.

E sempre a proposito di produttività, va rilevato come il Sommo sia da tempo partecipe dell’élite Finanziaria globale, appartenenza che gli ha guadagnato l’ascesa al trono della Bce.

Appartenenza legittima, ovvio, ma va ricordato che tale élite guadagna tanto nulla producendo, fa soldi con i soldi, e fa della speculazione la sua massima occupazione.

Un ambito improduttivo per eccellenza, che ha devastato la produttività deviando il flusso di soldi destinati alle imprese nelle proprie casse, e su altro e più oscuro.

Quell’ambito, peraltro, che ha goduto durante la sua presidenza alla Bce di innegabili benefici, dato che i soldi della banca che presiedeva sono arrivati alla Finanza e non alla produzione, come dimostra la realtà dei fatti di questi lunghi e ardui anni.

Nessuna criminalizzazione, padron Draghi coltiva interessi e aspirazioni legittime, solo una semplice relativizzazione dello Spirito del Discorso. Che poi si sa, lo Spirito soffia dove vuole, e in genere predilige ambiti più dimessi.

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