18 agosto 2020

Omicidio Hariri: il Tribunale dell'Aja scrive la storia

Dopo quindici anni, il verdetto sull’omicidio di Rafik Hariri, influente uomo politico libanese che nel 2005 fu fatto saltare in aria insieme al suo corteo e a qualche palazzo di Beirut. Ed è arrivata la sorpresa.

Il Tribunale internazionale ha infatti dichiarato che nulla c’entra Hezbollah né nulla il governo siriano, i due colpevoli individuati subito dalla stampa d’Occidente, che hanno propalato tale narrazione per anni, rendendola verità rivelata.

Una verità che ha anche destabilizzato il Libano: subito dopo l’assassinio, il Paese dei cedri fu investito da una rivoluzione colorata che, sull’onda delle responsabilità siriane (così in un primo tempo, poi la colpa fu dirottata sulla milizia sciita), diede avvio a un regime-change, che di lì a poco ebbe come corollario la guerra tra Israele ed Hezbollah, che vide la vittoria imprevedibile di questi ultimi.

Il Tribunale internazionale ha condannato solo uno degli imputati, un membro di Hezbollah che evidentemente nella vicenda lavorava per altri, rimasti ignoti. Una smentita secca della narrazione mediatica, che ha reso Hezbollah odiosa al mondo e l’ha portata a essere individuata come organizzazione terrorista (etichetta che resterà, ovviamente, nonostante tutto, troppe le controversie in corso).

Tanti attendevano questo verdetto, sicuri che avrebbe confermato la narrazione. E avrebbe gettato nuova benzina sul focolaio libanese, divampato dopo l’esplosione avvenuta a inizio agosto al porto di Beirut.

Proprio oggi il Corriere della Sera pubblicava un’intervista irriguardosa al presidente libanese MIchel Aoun (trattato come un rappresentante di una repubblica delle banane), nella quale un noto cronista chiedeva: “Probabilmente nelle prossime ore il tribunale internazionale punterà il dito contro il governo siriano ed Hezbollah per l’omicidio Hariri. Lei come reagirà?”. Certa miopia è incurabile…

Svapora così la possibilità di addossare l’esplosione di Beirut ad Hezbollah, che taluni avevano appunto ritenuto fosse una mossa preventiva alla condanna. Non solo, nella sua intervista al Corriere, Aoun demolisce un’altra falsità circolata in questi giorni, che cioè l’esplosione al porto sia stata prodotta da un deposito di armi di Hezbollah. “Impossibile”, è la secca risposta del presidente libanese, che, da ex generale e da capo delle Forze armate libanesi, sa bene di cosa parla.

Non si tratta, in questa sede, di difendere il movimento sciita, ma di togliere dal tavolo del caos libanese le tante falsità e mezze verità che stanno alimentando confusione e disordini e impedendo al Paese di guardare la realtà per quello che è, unico modo per uscire dal baratro nel quale è precipitato.

“Il tribunale ha deciso e in nome della famiglia del defunto primo ministro Rafik Hariri e a nome delle famiglie dei martiri e delle vittime, accettiamo la sentenza della corte”, ha detto il figlio Saad, presente all’Aja alla lettura della sentenza (Timesofisrael).

Dopo quindici anni nei quali i media d’Occidente hanno propagandato narrazioni basate sul nulla, il verdetto che le ha spazzate via è stato occultato (così va il mondo). Maggiore onestà intellettuale sui media israeliani, che pure non simpatizzano certo per Hezbollah, che invece hanno dato il giusto rilievo a una sentenza che riscrive, anzi scrive la storia, una volta per tutte.

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