13 agosto 2020

La Harris e il declino dell'Impero americano

“Joe Biden ha fatto la scelta che ha massimizzato le sue possibilità di continuare la campagna in questo referendum su Trump [tali sono diventate le presidenziali, ndr.], selezionando una figura il cui curriculum suggerisce che è pronta a intervenire, se e quando Biden deciderà di farsi da parte”. Così la Cnn sulla scelta di Kamala Harris come vicepresidente.

“Uno sguardo morboso alle tavole della mortalità suggerisce altri scenari meno piacevoli in base ai quali Harris potrebbe essere già presidente in carica” prima delle prossime presidenziali. Così invece il National Interest.

A ventilare l’ipotesi di un cambio di guardia alla Casa Bianca già nel corso di un’eventuale presidenza Biden sono tanti, nei modi e nelle forme più diverse (1).

L’establishement americano, di destra e di sinistra, avrebbe così il suo presidente, eliminando lo scomodo Trump e l’altrettanto scomodo Biden, fastidioso anch’esso perché sta favorendo l’onda anomala della “Squadra” – i radicali che fanno riferimento a Sanders – nella corsa per il rinnovo del Congresso degli Stati Uniti.

L’establishement ha avuto gioco facile: anzitutto, come da cenno della Cnn, occorreva evitare che le presidenziali fossero un’elezione, cioè un confronto tra candidati e programmi, l’errore commesso nel 2016 al tempo del confronto Trump-Clinton.

Nei duelli Trump si esalta, da cui la sua pericolosità. Il clima di odio, la polarizzazione estrema, l’esecrazione quotidiana di Trump (accusato un po’ di tutto, tranne che delle guerre puniche), come mai successo per nessun presidente degli Stati Uniti, hanno fatto di queste elezioni un “referendum” sulla sua persona.

Così che a Biden non serve dire o fare nulla. Tutto si gioca nello scontro tra il potere mediatico (TV, giornali e social) e Trump.

Un referendum nel quale Trump ha a sua disposizione poche armi e spuntate: i suoi Tweet e i siti che lo sostengono, accusati anch’essi, a torto o ragione, di ogni nefandezza e per questo bannati o osteggiati da social e web ostili.

Una volta demolito il “puzzone”, occorrerà normalizzare l’attuale candidato democratico, diventato ormai presidente.

Un terzo incomodo, Biden, che l’establishement non ha potuto evitare, dato che i suoi candidati (la stessa Harris, Pete Buttegieg, Elizabeth Warren e Michael Bloomberg) non avevano i voti necessari, al massimo potevano servire, com’è accaduto, a eliminare l’ancor più scomodo Bernie Sanders dalla corsa.

Un terzo incomodo al quale è stata imposta una vicepresidente, come rivela un articolo di Politico, che racconta di uno dei tanti tentativi di Biden di eludere le pressioni cui era sottoposto.

Biden aveva infatti incontrato Gretchen Whitmer, governatore del Michigan, con l’evidente scopo di sondare la sua disponibilità ad affiancarlo. Una donna, come aveva promesso, ma non afroamericana. Da cui il bombardamento.

Il candidato presidenziale è stato fatto segno di vigorose proteste per quell’indebito incontro; a lui sono state indirizzate lettere di fuoco nelle quali si denigrava la Whitmer e si esigeva che la prescelta fosse una donna nera.

Una “pressione dell’undicesima ora”, la definisce Politico con penna felice. Così anche le rivolte contro il razzismo, pur nascendo da esigenze reali, legittime e più che giuste, hanno avuto l’esito, peraltro scontato, di favorire l’establishement, che ora ha nella Harris una figura analoga a quella di Dick Cheney per Bush, anch’egli scelto come presidente per la sua notoria debolezza (non solo rispetto all’alcool).

In fondo è il destino degli Imperi. Accadde così anche per l’Impero romano: gli ultimi imperatori furono delle figure deboli, scelte dai potenti per preservare il proprio potere.

Un altro segno, inequivocabile, della decadenza in cui versa l’Impero americano. Decadenza che tenta di contrastare in ogni modo, sia all’interno che all’esterno, cioè soffocando il malcontento dei suoi cittadini, sempre più dilagante (come denota anche il fenomeno dei radicali dem e di Trump) e attraverso una politica sempre più aggressiva verso quei Paesi che hanno occupato gli spazi nei quali la sua passata influenza si è dilavata. Da cui i pericoli incombenti per la pace mondiale.

(1) Una conduttrice di Fox News, Jeanine Pirro, ha addirittura dichiarato di avere un “forte presentimento” che il nome di Joe Biden non apparirà sulla scheda delle elezioni di novembre, cioè che succederà qualcosa prima delle votazioni che gli impedirà di presentarsi agli elettori… una delle tante note infauste. 

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