28 luglio 2020

Hezbollah-Israele: alta tensione con trucco

Nuove tensioni tra Israele ed Hezbollah, con uno scontro a fuoco al confine libanese. Cose usuali per il Medio oriente, ma con aspetto che val la pena sottolineare.

I fatti: in uno dei tanti raid aerei compiuti da Israele in Siria viene assassinato, tra gli altri, un membro di Hezbollah, la milizia sciita presente in Libano del Sud.

L’uccisione del miliziano viola il tacito accordo tra Tel Aviv ed Hezbollah che prevede che i miliziani sciiti inviati in Siria non siamo molestati dalle operazioni dell’antagonista contro Damasco.

Hezbollah promette di rispondere alla violazione dell’intesa. Sale la tensione al confine libanese. Sui media mediorientali circolano indiscrezioni su un messaggio inviato da Israele alla milizia sciita: il suo uomo sarebbe stato ucciso per errore. Da cui la richiesta di non rispondere.

L’errore

Ma c’è un problema: il tacito accordo tra Israele e il partito di Dio deve per forza prevedere una linea di comunicazione segreta tra i due antagonisti, attraverso la quale la milizia sciita comunica al nemico, anche se non nel dettaglio, l’ubicazione dei suoi miliziani in Siria o i siti da non colpire.

Così l’errore diventa meno possibile: probabile che Hezbollah reputi che l’esercito israeliano abbia pensato che l’obiettivo che doveva colpire in Siria fosse tanto importante da poter ignorare la vittima collaterale.

Possibile che a prendere tale decisione sia stato addirittura un sottoposto, ma per Hezbollah poco cambia. Linea rossa violata, risposta inevitabile.

E ieri sera l’escalation. Uno scambio di colpi al confine libanese. Israele dice di aver sventato un tentativo di infiltrazione da parte di una cellula di Hezbollah e Netanyahu, in una conferenza stampa, avverte il nemico di “non scherzare con il fuoco”.

Lo scontro è avvenuto a Har Dov – Rwaiset al-Alam per i libanesi – “una località remota”, scrive Amos Harel su Haaretz “senza civili, che consente di ‘contenere’ gli incidenti lontano dagli occhi dei media, in modo che le parti in guerra possano scontrarsi per un po’ e poi finire”.

Non si sa se all’esercito israeliano sia stato dato l’ordine di evitare vittime, ma secondo Harel “vi sono fondati motivi per ritenere che Israele abbia deliberatamente deciso per quest’ultima linea di condotta”.

Incidente chiuso, dato che, come in precedenza, Israele avrebbe informato la controparte che”non vuole la guerra” (Timesofisrael).

Hezbollah ha così dimostrato la sua determinazione, Israele che sa difendere i suoi confini e la partita potrebbe chiudersi qui, anche se i media israeliani si chiedono se Hezbollah si accontenterà di un pareggio.

La smentita di Hezbollah

Ma Hezbollah ha rotto le uova nel paniere con un comunicato in cui smentisce tutto: non ha nulla a che fare con l’incidente di frontiera, che sarebbe stato provocato dall’eccessiva tensione degli israeliani – esplicitando, avrebbe attaccato una pattuglia non in missione operativa -, e usato lo scontro di confine a scopo mediatico. La risposta per l’assassinio del suo uomo, avverte, deve ancora arrivare.

Probabile che la verità sia nel mezzo. Volendo chiudere la partita in fretta, qualcuno in Israele ha pensato di metter su uno show al confine: uno scontro fittizio, nel quale dare soddisfazione al nemico senza intaccare l’immagine di Tel Aviv.

Hezbollah non ci sta e vuole rimarcare il rispetto della linea rossa. Vuole, cioè, che la sua risposta sia evidente a tutti, come accadde nel settembre del 2019, quando, dopo un attacco subito a Beirut, colpì una pattuglia israeliana.

Una determinazione necessitata dal timore di fare la fine della Siria, nella quale Israele può fare i suoi raid, che hanno ucciso centinaia di civili, contando sul fatto che Damasco non risponderà con un attacco in territorio israeliano per non essere incenerita. Da qui un’impunità che sta tracimando.

Ma c’è il coronavirus, e sia israeliani che libanesi sono più preoccupati di questo che di altro, come scrive Arel. Possibile una trattativa sottotraccia che impedisca o comunque limiti la risposta della milizia sciita (come accadde nel 2019).

Alta tensione in Medio oriente, che i raid di Israele in Siria e gli attacchi più o meno segreti contro l’Iran non fanno che alimentare. Ma per ora si continua così.

 

 

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