23 luglio 2020

Usa-Cina: tra le tensioni, Esper annuncia una visita a Pechino

Esper durante una visita in CinaWashington annuncia la chiusura immediata del consolato cinese di Houston perché reo di spionaggio contro gli Stati Uniti. La Cina ha protestato contro la decisione, chiedendo di esibire prove dell’accusa, ma tant’è. Lo scontro Usa-Cina si apre a un nuovo capitolo.

Houston, rammenta il South China Morning Post, è il più importante consolato cinese negli Stati Uniti. Fu il primo a essere aperto dei cinque attuali ed è un punto di riferimento per il commercio del petrolio texano diretto in Cina.

Peraltro, “In base all’accordo commerciale di fase uno siglato a gennaio [scorso tra le due superpotenze, ndr.], la Cina ha accettato di acquistare 18,5 miliardi di dollari in più in prodotti energetici statunitensi nel prossimo anno e altri 33,9 miliardi di dollari nel successivo”.

Houston, abbiamo un problema…

Una sorta di harakiri per Washington, perché se certo non fermerà il flusso di greggio texano verso l’Oriente, limita nuove opportunità di commercio. Decisione improvvisa che arriva, registra il SCMP, dopo una serie di minacce di morte indirizzate alla sede diplomatica.

E che, ovviamente, innescherà reazioni. Secondo Hu Xijin, caporedattore del Global Times, la Cina sta meditando contromisure analoghe; sei sono i consolati americani nella Terra di Mezzo, tra cui quello di Hong Kong, che ha migliaia di dipendenti, troppi: una “centrale di intelligence”, secondo Xijin. Uno di questi chiuderà a breve.

A colpire anche la tempistica della decisione, che arriva il giorno stesso in cui la Cina lancia la sua prima sonda verso Marte, rilanciando la sua nuova vocazione spaziale.

A Houston c’è la Nasa… così l’iniziativa sembra una qualche ritorsione postuma, alquanto disperata nella forma, per il successo cinese. Nel calcio si direbbe un fallo di frustrazione…

L’apertura del Pentagono

Nelle tensioni crescenti, l’annuncio a sorpresa del Ministro della Difesa Usa Mark Esper, che ha dichiarato di voler visitare la Cina entro la fine dell’anno. Le tensioni diplomatiche, ha affermato, nulla hanno a che vedere con i rapporti tra militari dei due Paesi.

Esper ha dichiarato che la visita servirà “a rafforzare la cooperazione nelle aree di interesse comune, stabilire dei meccanismi per le comunicazioni nei momenti di crisi ed evidenziare le nostre intenzioni di competere apertamente nel teatro internazionale”,

In sintesi, si tratta di trovare un modo di evitare che la Guerra Fredda che si sta consumando nel Mar Cinese Meridionale, nel quale incrociano minacciosamente flotte delle due potenze, non si trasformi in guerra aperta.

Ipotesi meno remota dopo le affermazioni del Segretario di Stato Mike Pompeo sull’illegalità delle pretese cinesi su quel mare e sulla cooperazione militare degli Usa con i Paesi rivieraschi che avanzano analoghe mire su quelle acque. Di fatto un’implicita, improvvida, dichiarazione di guerra.

Guerra che, se inizia davvero, sarebbe ad alto rischio: in quel tratto di mare non può darsi una guerra per procura, come accade altrove, è quasi inevitabile uno scontro diretto, peraltro, con le navi Usa esposte ai missili ipersonici cinesi… il passo al nucleare sarebbe breve.

La Cina ha accolto con favore l’apertura di Esper. “Il ministero degli Esteri cinese – si legge sul SCMP – ha affermato di aver preso atto delle dichiarazioni di Esper e di considerare ‘le relazioni sul piano militare tra i due Paesi una parte importante della diplomazia sino-americana’”.

A Pechino sperano cioè che una rinnovata relazione a tale livello non serva solo a evitare incidenti, ma possa aprire nuove opportunità di dialogo. Ci vorrà tempo e pazienza.

L’allarme di Buchanan

Di grande interesse, sul punto, l’intervento pregresso di Pat Buchanan, già consigliere di Richard Nixon, Gerald Ford e Ronald Reagan. In una nota dal titolo “L’America è pronta per una guerra contro la Cina?“, egli ha criticato l’implicita dichiarazione di guerra di Pompeo e messo in evidenza i rischi della presenza militare Usa nel Mar Cinese Meridionale e più in generale dell’assertività Usa nei confronti della Cina.

E ha concluso: “Prima di inoltrarci nella nostra mezza dozzina di guerre in Medio Oriente, non pensavamo a dove ci avrebbero portato. Abbiamo considerato dove condurrà inevitabilmente la nostra tardiva bellicosità nei confronti di Pechino e come andrà a finire tutto questo?”.

 

Ps. Esper non è nuovo ad aperture alla Cina. Sul punto rimandiamo a Piccolenote.

 

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPrint this page
10 agosto

Aiutiamo il Libano