22 luglio 2020

Usa-Cina: Trump apre, Pompeo chiude

Trump apre a una collaborazione con la Cina per il coronavirus. Lo fa implicitamente, ma con la decisione del caso. Nel briefing con la stampa gli è stato infatti chiesto se gli Usa sarebbero disposti a lavorare anche con la Cina sul vaccino, e lui ha risposto che l’America è disposta a lavorare con chiunque.

La risposta circoscrive il campo dell’apertura di Trump, e arriva dopo la notizia che il vaccino cinese Cansino sta dando buoni risultati, così come ne sta offrendo quello russo, come accenna una nota di Ria novosti dal titolo: “L’Ovest ha perso la corsa allo sviluppo del vaccino sul Covid” (sul punto vedi anche Piccolenote).

La corsa, in realtà, è ancora aperta, ma il cenno di Trump appare molto significativo dal punto di vista politico, sia perché egli aveva sposato la narrazione del “virus cinese”, che addossa a Pechino la responsabilità della pandemia, sia perché giunge mentre Mike Pompeo in Gran Bretagna inizia a stringere la rete attorno al Dragone.

Dopo tanta propaganda e tante sanzioni, per certi ambiti Usa è infatti arrivato il momento di chiudere la prima fase del conflitto e iniziare una vera e propria guerra a bassa intensità contro Pechino. Pompeo in Gran Bretagna ha infatti iniziato a tessere la tela di un’alleanza globale contro il Dragone.

Dopo certa resistenza, Londra sembra essersi piegata alla pressione Usa, come mette in evidenza la decisione di bloccare lo sviluppo del 5G in Gran Bretagna, annuncio arrivato poco prima della visita del Segretario di Stato Usa.

Dopo la sua fuoriuscita dalla Ue, Londra ha iniziato la sua corsa solitaria e, temendo di rimanere al palo, ha deciso di legarsi più direttamente agli Usa, in particolare nella sua crociata anti-cinese, in una prospettiva anzitutto anti-Ue, sua rivale diretta, che invece nonostante le pressioni non ha tagliato i suoi legami col volano cinese.

Se gli Usa riescono a piegare anche la Ue alla loro prospettiva – la guerra sul tema è appena iniziata -, Londra ritiene che si possano aprire nuovi spazi di manovra, anche perché può contare sui suoi storici alleati olandesi (la Glorious revolution degli Orange…) per fare quanto faceva al tempo direttamente, cioè sabotare la cosiddetta Unione europea dall’interno.

Ma al di là degli interna corporis della diplomazia britannica (e di quelli della cosiddetta Unione europea), resta appunto la strana divergenza tra il presidente Usa e il suo Segretario di Stato, che a Londra ha incontrato anche due personaggi chiave di Hong Kong: Nathan Law, ex leader delle proteste studentesche ora in esilio, e Chris Patten, ultimo governatore britannico dell’ex colonia della Corona britannica (a proposito di istanze libertarie negate da Pechino ai cittadini di Hong Kong…).

Segnale chiaro quello di Trump, che sta dicendo al mondo l’esistenza di una dialettica interna nell’amministrazione Usa, tra quanti vedono nel confronto con la Cina una competizione da affrontare all’interno di un sano realismo e quanti invece ritengono, al modo di Roma con Cartagine, che Pechino “delenda est” (anche se è tutto da vedere quale tra i due competitors sia Cartagine e quale Roma, ci torneremo).

Uno dei tanti conflitti che scuotono il cuore dell’Impero e che si ripercuote a livello globale.

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