16 luglio 2020

Yemen, il mattatoio saudita continua

Le Nazioni Unite hanno chiesto un’indagine sul nuovo massacro compiuto dall’aviazione saudita, appoggiata dagli Usa, in Yemen, dove sono stati uccisi 11 civili. Secondo la Reuters è il terzo “incidente” del genere accaduto solo nel mese di giugno.

In realtà, al Manar riferisce di un massacro ben più consistente: 24 i morti, uomini, donne e bambini, uccisi durante una festa di nozze. E chi segue tale sito sa bene che “incidenti” del genere si susseguono con cadenze quasi quotidiane. E che i bombardamenti contro obiettivi civili da parte dei sauditi sono “incidenti” normali.

D’altronde, i sauditi stanno scaricando sullo Yemen tonnellate di bombe: solo il 1° luglio al Manar ha registrato 57 raid aerei contro le città controllate dai ribelli Houti, che Riad sta tentando da anni di piegare inutilmente, in questa guerra che sta causando la peggiore crisi umanitaria attualmente in corso sul pianeta, anche perché il conflitto si abbatte su uno dei Paesi più poveri del mondo.

Si può obiettare che la fonte citata è di parte. Ma se citiamo tale sito è perché è uno dei pochi che dà notizie su questa guerra, dato che il conflitto è ignorato dai media occidentali, per non disturbare i carnefici, alleati troppo importanti dell’Occidente, dal punto di vista sia strategico sia economico (leggi petrolio).

Sui nostri media il conflitto arriva solo quando gli Houti colpiscono qualche infrastruttura petrolifera saudita, cosa che fanno di tanto in tanto per frenare il mattatoio. Evidentemente l’oro nero vale più del sangue dei civili yemeniti.

Quando ciò accade, le potenze d’Occidente sanno alzare la voce per difendere i carnefici dalle insidie delle vittime, condannando solennemente le incursioni degli Houti sui preziosi condotti petroliferi…

Questa guerra va avanti dal 2015, e si è trasformata in un pantano per Riad, che non riesce ad aver ragione dei ribelli Houti, che hanno cercato e trovato un alleato in Teheran. Questioni di prestigio impediscono ai sauditi di prendere atto dello stallo e di fermarsi, dato che ciò equivarrebbe a una sconfitta.

Ma da quando il Covid-19 è dilagato nel mondo, Riad sembra aver ritrovato una finestra di opportunità, dato che da allora ha ripreso a martellare con forza, dopo la lunga incertezza dei mesi precedenti che aveva portato anche a trattative quasi serie tra le parti.

Già, il Covid-19 si è rivelato un’opportunità nuova, dato che sta dilagando anche nello Yemen, da cui un indebolimento dei ribelli e un nuovo flagello per la popolazione yemenita, alla quale il conflitto rende praticamente impossibile ricorrere a cure.

Non solo, il virus infuria anche in Iran, al quale peraltro non è stato revocato l’embargo, impedendogli così una risposta più efficace all’epidemia, indebolendo così il prezioso e unico alleato degli Houti.

In tal modo, il Covid-19 di fatto è usato come un’arma di distruzione di massa per piegare gli antagonisti di Washington e Riad in Medio Oriente.

Peraltro la guerra yemenita è anche un’occasione per fare affari: una settimana fa la Gran Bretagna ha ripreso a vendere armi ai sauditi, vendita sospesa a seguito delle barbarie consumate in precedenza (quelle attuali evidentemente non interessano).

Chiudiamo con un’avvertenza: i rimandi ad al Manar della nostra nota contengono immagini raccapriccianti (si può quindi evitare di vederle), che documentano molto più delle nostre righe l’orrore che si sta consumando in questo angolo di mondo, con la complicità di tanto potere d’Occidente.

Molto, molto difficilmente troverete tali immagini sui media nostrani, proprio per la connivenza accennata e per la sudditanza di certi media ai poteri suddetti. Media che si vantano di dare informazioni vere e che lottano contro le fake news… Tant’è.

 

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