30 giugno 2020

Soros e lo scandalo Afghanistan

Osama bin Laden in Afghanistan

Nella precedente nota avevamo dato notizia dell’ennesima “rivelazione” dell’intellgence USA riguardante asseriti pagamenti di taglie da parte dei russi ai talebani per l’assassinio di soldati americani.

Il caso monta. Per avere un’idea del caos scatenato dalla “rivelazione”, basta guardare gli articoli dedicati dal New York Times e dal Washington Post all’argomento.

Sul WP: “Non contare sul fatto che i repubblicani facciano qualcosa sull’ultimo scandalo che riguarda la Russia”. “Gli assistenti di Trump avevano troppa paura per riferirgli delle taglie dei russi?“. “Il Gop si interpella nuovamente sul perché Trump non sia più duro nei confronti della Russia“.

Sul NYT, invece, un solo articolo, ma massivo e di apertura, che contiene nuove asserite rivelazioni:  “Trump a febbraio è stato informato delle possibili taglie dei russi“.

Nessuno dei due maggiori quotidiani Usa riporta nei titoli le due smentite: la prima, che potrebbe essere tacciata di parte (come d’altronde le rivelazioni medesime), del Consigliere per la Sicurezza nazionale di Trump, il quale afferma che il presidente non ha mai visto quei rapporti.

La seconda, molto più autorevole, è del Pentagono, che informa come quelle rivelazioni raccolte da fonti “open source” non siano corroborate da prove, comunicazione lapidaria quanto appunto ignorata.

I russi e l’Afghanistan

Interessante un articolo del WP che, al contrario degli altri, chiede un parere ai russi, che non solo affermano che si tratta dell’ennesima bufala, ma che nessuno farebbe mai una cosa del genere, perché prima o poi si saprebbe, con tutto quel che consegue… logica stringente, dato anche che i destinatari dei “doni” russi non sono proprio delle figlie di Maria e anzi avrebbero tutto l’interesse a seminare zizzania.

Il WP riporta come i russi siano molto interessati all’Afghanistan, come fosse una rivelazione geopolitica bomba, mentre si tratta di una annotazione che appartiene alla storia, dato che da tempo hanno aperto colloqui con i talebani, in parallelo agli Usa.

Interesse della Russia è stabilizzare il Paese, come spiegano al WP gli esperti russi, per evitare che la follia jihadista diventi realtà stabile del Paese e dilaghi oltre i confini russi.

Da questo punto di vista, spiegano gli esperti di Mosca, i talebani si sono rivelati, nonostante tutto, un baluardo contro l’isis, da tempo impegnata a prendere il controllo dell’estremismo afghano.

Da qui i contatti dei russi con i jihadisti locali, che peraltro hanno rapporti ben più oscuri con gli Usa, dato che al Qaeda, di cui i talebani sono una costola, nasce come esercito irregolare Usa lanciato a bomba contro i sovietici nella lunghissima guerra afghana, che vide impegnati i russi contro i cosiddetti mujaheddin, molti dei quali si erano affiliati all’organizzazione di Osama bin Laden, allora funzionale agli interessi americani.

Un esercito che peraltro ha dilatato in maniera massiccia le coltivazioni di oppio nel Paese asiatico, da allora il principale produttore mondiale (scalzando così il triangolo d’oro, vedi nota 1), e inizia a trafficare in droga, commercio che servì a finanziare la guerra per procura contro Mosca e poi il terrorismo internazionale (sul traffico di droga in Afghanistan, un articolo del Guardian).

Prolungare la guerra e sabotare i negoziati Start

Secondo i russi interpellati dal WP, la rivelazione dell’intelligence Usa serve ad agitare le acque afghane, cioè a evitare che vada a compimento l’accordo tra talebani e Washington che dovrebbe portare al ritiro dei militari Usa dal Paese, chiudendo la prima delle guerre infinite.

Vero, tanto che lo scandalo esplode mentre le trattative vanno a chiudersi, come dimostra la recente conversazione telefonica tra il Segretario di Stato Mike Pompeo e i rappresentanti dei talebani (al Jazeera).

Ma anche, a più ampio raggio, per evitare il prolungamento dell’accordo Start sulla produzione delle armi nucleari tra Mosca e Washington, che in questi giorni si va profilando.

Ne scrivevamo su Piccolenote sabato scorso, spiegando che lo scandalo dei premi russi ai talebani esplode mentre Marshall Billingsea, per la parte Usa,  e  Sergei Ryabkov, per i russi, stanno negoziando un prolungamento dell’accordo Start sulle armi nucleari, intesa che la rivelazione rischia di mandare a vuoto.

A quanto pare a dar fuoco alle polveri di questo nuovo scandalo è stato Bellingcat, uno strano team investigativo internazionale specializzato nel riferire asserite malefatte russe. Bellingcat vs Billingsea, guerra di assonanze.

Il fondatore di Bellingcat, in un’intervista al Guardian, ebbe a dire: “Riceviamo molti dei nostri soldi da donatori come la Open Society Foundation [l’istituzione internazionale per le sovvenzioni finanziata dal miliardario George Soros, ndr.]”…

Inutile rammentare che Soros ha il pallino della Russia, avendo finanziato le rivoluzioni colorate nell’Est europeo, ultima delle quali quella in Ucraina.

Nel suo ultimo libro-ciarpame, del febbraio del 2020, individuando l’attuale momento come “rivoluzionario” (tale la potenzialità per certi ambiti della  pandemia Covid-19), individuava ancora una volta in Putin il nemico da abbattere. E, insieme a lui, Trump.

 

(1) Il Triangolo d’oro è un’area dell’Indocina situata tra Birmania, il Laos e la Thailandia. La produzione di eroina in quest’area raggiunse il picco in parallelo con l’intervento Usa in Vietnam. Corsi e ricorsi storici.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPrint this page