23 giugno 2020

Usa: la beffa di Tulsa e l'uso politico dei minori

Incidente di percorso nella campagna elettorale di Trump. Per rilanciare la sua immagine, il presidente Usa aveva pensato a uno dei suoi soliti mega-raduni, un bagno di folla simile a quelli che hanno punteggiato la sua vittoriosa corsa del 2016.

A quanti volevano partecipare all’incontro, previsto a Tulsa, importante città dell’Oklahoma, era stato chiesto di comprare i biglietti online. Le prevendite erano andate benissimo, tanto che gli organizzatori della campagna elettorale avevano previsto milioni di partecipanti.

La beffa di Tulsa

Non è andata così: in realtà su TikTok, un social molto in voga tra i giovanissimi, era stata lanciata una campagna per acquistare i biglietti per toglierli dalla circolazione e così mandare deserto il raduno.

Ed è andata proprio così, con gli organizzatori che alla fine hanno dovuto aprire le porte ad astanti dell’ultimo minuto, che pure non sono riusciti a colmare i vuoti.

Una beffa alla macchina organizzativa di Trump, peraltro ad opera di ragazzini, che sono così assurti a eroi della resistenza.

Non solo, la propaganda avversa, oltre a irridere la vacuità dello staff di Trump, ha usato dell’accaduto per dire che, al di là della beffa, quei vuoti a Tulsa riflettono una situazione reale, cioè l’avversione dei cittadini americani per il presidente.

Un refrain usato fin dal primo giorno della presidenza di Trump e che ora viene usato a martello da quasi tutti i media Usa e che serve a convincere i sostenitori di Trump a gettare la spugna perché tutto è perduto (è lo stesso motivo per cui si manipolano i sondaggi, come accadde per il 2016 quando davano la vittoria alla Clinton).

In realtà crediamo poco a quattro ragazzini, sebbene organizzati, che mettono a segno un tiro del genere, teso a devastare l’immagine pubblica di Trump.

Dietro i ragazzini vediamo altre menti e altri disegni. Nessun complotto, per carità, semplicemente un ripetersi dell’uguale, ovvero l’uso multi-livello dei social media per mettere a segno un regime-change, stavolta sul suolo americano, come accade da tempo in giro per il mondo.

L’uso politico dei minori

Tim Fullerton, funzionario dell’amministrazione Obama, lo ha affermato a chiare lettere al Washington Post, anche se ovviamente in chiave positiva, spiegando che nel caso specifico è stato fatto un uso politico di uno strumento di mobilitazione di massa usato finora in altri settori (ad esempio quello cinematografico, nel quale gruppi nati sui social possono stroncare o esaltare un film, influenzandone il successo).

“Ciò che è diverso in questo caso – spiega Fullerton al WP- è l’uso come piattaforma organizzativa di TikTok, un colosso dei social media usato per lo più dai giovani. È dominato dalla generazione Z in un modo che non ha eguali in altre app – e lì può esserci un vero potere“.

“L’aspetto più importante, e a lungo termine, è che è davvero impressionante vedere i giovani usare TikTok come strumento organizzativo. E penso che vedremo molte di queste cose in vista di novembre [data delle presidenziali, ndr]. È un pubblico difficile da raggiungere, quindi potrebbe rappresentare uno strumento potente“.

“Stanno usando la loro voce in un modo nuovo e diverso coinvolgendo le persone”, ha aggiunto. “Hanno chiaramente fatto qualcosa che non è mai stato fatto in precedenza”.

Già, ragazzini di dieci, undici anni che diventano uno “strumento potente” nelle mani di gente senza scrupoli, che usa della loro ingenuità per giochi politici dei quali tale pubblico, data l’età, non può avere contezza, almeno nei suoi aspetti più complessi e articolati, che spesso sono più importanti delle apparenze (ad es: attaccare la Corea del Nord è giusto o sbagliato?).

Anche se si trattasse di giochi politici puliti, la strumentalizzazione di ragazzini, perché di questo si tratta al di là delle cortine fumogene, non può che suscitare inquietudine.

 

Ps. Su TikTok, per fare un esempio di derive, è diventato virale il balletto di alcuni medici che trasportavano un (finto) paziente afflitto da coronavirus in barella, video che ha suscitato giusta indignazione.

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