22 giugno 2020

Bolton: Trump voleva fare la pace con l'Iran

Nel suo libro di memorie, nato per affondare Trump, John Bolton racconta il forcing forsennato per evitare un’intesa tra il presidente Usa e l’Iran. Era l’agosto del 2019, vigilia del G-7 di Biarritz e in quell’estate Macron si propose come “mediatore” tra Iran e Stati Uniti.

A riferire le rivelazioni di Bolton è Haaretz, che racconta come Macron avesse organizzato un vertice tra Trump e il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ai margini del G7 di Biarritz.

L’ostracismo di Bolton e Pompeo

L’allora Consigliere per la Sicurezza nazionale Usa, in combinato disposto con il Segretario di Stato Mike Pompeo, tentarono in tutti i modi di “convincere Trump a respingere qualsiasi proposta” in tal senso.

Ma furono spiazzati dalla mossa di Macron, che invitò Zarif a Biarritz, “aprendo le porte a un possibile incontro” tra i due. Macron, ricorda Bolton, aveva convinto Trump ad abbandonare la strategia della massima pressione adottata fino a quel momento nei confronti di Teheran, e, all’opposto, l’avrebbe persuaso ad aprire “una ‘linea di credito’ internazionale verso l’Iran, che avrebbe alleggerito in parte la grave pressione economica” causata dal ripristino delle sanzioni da parte dell’America.

Bolton scrive che, sbarcato a Biarritz, Trump ebbe un “incontro riservato, fuori programma, con Macron, nel corso del quale i due hanno parlato solo dell’Iran […]. Trump in seguito ha parlato di quella conversazione come ‘la più bella ora e mezza che abbia mai trascorso'”.

Bolton racconta come Netanyahu abbia tentato più volte di contattare Trump, per farlo desistere dal passo, ma inutilmente. A far scudo al presidente, secondo l’ex Consigliere Usa, sarebbe stato il genero Jared Kushner e  il segretario del Tesoro Steven Mnuchin, convinti che quella del premier israeliano, che pretendeva di decidere della politica estera Usa, fosse un’ingerenza indebita.

Bolton annota che avrebbe minacciato Trump di dimettersi se l’incontro fosse andato in porto. Una minaccia analoga sarebbe stata avanzata dal Segretario  di Stato Mike Pompeo.

L’incontro tra Trump e Zarif, ormai è storia, saltò. Secondo Bolton, il presidente Usa si sarebbe convinto che non poteva procedere sulla via indicata da Macron e l’Iran ci avrebbe messo del suo, chiedendo più del necessario.

La rivelazione di Bolton è di grande interesse: se in realtà è solo una conferma di quanto venne registrato da tanti media internazionali, compreso, nel suo piccolo, anche il nostro sito, è conferma autorevole.

Rendere Trump “inaffidabile” per la destra

Certo, il volume è infarcito di menzogne – vedi Piccolenote -, ma su questa vicenda Bolton ha tutto l’interesse invece a scrivere la verità – o almeno parte di essa.

Ciò perché, essendosi posto come mission la distruzione di Trump, la rivelazione di un Trump conciliante con l’Iran serve a metterlo in cattiva luce con la destra israeliana e Usa, almeno quella parte convinta che sia necessario incenerire l’Iran. Trump, sta dicendo loro Bolton, non è l’alfiere anti-Iran descritto da tutti i media internazionali. Anzi…

Tali ambiti di destra temono che una vittoria di Joe Biden aprirebbe le porte a un nuovo accordo Usa-Iran, sulla falsariga di quello realizzato da Obama.

Bolton invece vuol dire loro che in realtà Trump è addirittura meno affidabile di Biden, dato che peraltro è al secondo mandato, quindi più libero.

Resta che nelle sue memorie Bolton dice una mezza verità. Infatti, è davvero incredibile un ripensamento all’ultimo minuto di Zarif e Trump, dopo tante intese sottotraccia che avevano addirittura fatto volare Zarif a Biarritz.

La verità, – che Bolton non può dire perché scomoda – è che in quei giorni Netanyahu, come scrivemmo al tempo, attaccò la Siria in profondità, con un attacco che non aveva precedenti, e soprattutto inviò alcuni droni contro Hezbollah a Beirut, mossa quest’ultima che rischiava di aprire un’incontrollabile conflitto tra Hezbollah e Israele, che avrebbe coinvolto giocoforza l’Iran.

Un attacco che minacciava di far esplodere il Medio oriente, cosa che non avvenne sia per la ragionevolezza dimostrata da Hezbollah, come scrisse al tempo Yedioth Ahronot, ma soprattutto perché Trump rinunciò alla pace con l’Iran, tranquillizzando il premier israeliano.

Trump apre al Venezuela

Quanto scrive Bolton è molto istruttivo: spiega infatti come si sia dipanata la presidenza Trump, tra possibilità distensive e spinte frenanti da parte dei suoi bellicosi sostenitori apparenti.

Simpatica la reazione di Trump al libro di Bolton. Il presidente americano ha infatti commentato che l’ex Consigliere per la Sicurezza nazionale è un “pazzo […]. Voleva andare in guerra con tutti. Non ho mai visto una guerra che non gli piacesse” (Wall Street Journal).

Vero, ed è alquanto inquietante che Bolton sia diventato un’icona dei democratici, i quali, pur mettendo le mani avanti sulla persona, accreditano come vangelo le sue “verità” (New York Times).

A proposito di distensioni e freni, e di tentati regime-change ad opera dell’ex Consigliere per la Sicurezza nazionale, è di grande interesse un’intervista di Axios al presidente Usa, nella quale Trump si dice disponibile a incontrare il presidente venezuelano Nicolas Maduro, perché “non sono mai contrario agli incontri”, dimostrando certa freddezza nei confronti di Juan Guaidò, l’uomo designato dai neocon, e Bolton in particolare, a prenderne il posto.

Apertura di credito per ora solo simbolica (la campagna elettorale non permette tale sviluppo perché susciterebbe troppe reazioni, vedi nota 1), ma che apre prospettive, dati anche i nuovi rapporti tra Caracas e Teheran a seguito della spedizione di un carico di petrolio iraniano in Venezuela col tacito placet di Washington (Piccolenote).

 

  1. 1. Infatti, il giorno dopo ha fatto retromarcia.. Costretto anche dal tweet di Biden nel quale il candidato democratico spiegava:  Trump “ammira criminali e dittatori come Nicolas Maduro. Come presidente, starò con il popolo venezuelano e per la democrazia”. A proposito di aperture e freni…
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