17 luglio 2020

Iconoclastia: tempi duri per statue e monumenti

E’ un argomento tornato in auge in queste settimane a causa della furia iconoclasta che ha colpito, imbrattato e/o distrutto monumenti ed effigi rei di ricordare o simboleggiare qualcosa di scomodo. Ne è cosa ignota che nei secoli tale furia si sia sistematicamente abbattuta per motivi politici o religiosi sui simboli degli “altri”. Che fossero chiese o monumenti la storia è piena di tristi racconti di intolleranze e invidie, più invidie politiche che intolleranze religiose ma l’esito è stato spesso il medesimo.

Dinamiche spiegate da Edward Bleiberg, curatore delle gallerie d’arte egiziane del Museo di Brooklyn in una lunga intervista pubblicata da CNN Style in cui racconta delle mutilazioni sistematiche delle effigi dell’antico Egitto: “La parte danneggiata del corpo non è più in grado di fare il suo lavoro…senza naso, lo spirito-statua smette di respirare, in modo che il vandalo lo stia effettivamente “uccidendo”. Martellare le orecchie da una statua di un dio renderebbe impossibile ascoltare una preghiera. Nelle statue destinate a mostrare agli esseri umani che fanno offerte agli dei, il braccio sinistro – più comunemente usato per fare offerte – è tagliato in modo che la funzione della statua non possa essere eseguita…l’iconoclastia su grande scala … era principalmente di natura politica…le statue deturpate aiutarono i sovrani ambiziosi (e gli aspiranti sovrani) a riscrivere la storia a proprio vantaggio”

Nulla di nuovo dunque in quello a cui stiamo assistendo, i danni del tempo sono sempre di gran lunga inferiori a quelli dell’uomo

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